15 dicembre: presentazione progetto Zer0Magazine!

Eccoci finalmente alla presentazione del progetto Zer0Magazine che si terrà venerdì 15 dicembre alle 17 presso l’aula Consiliare di Palazzetto Borghese!
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Zer0Magazine non è un compito!

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Inizierà a partire da gennaio 2018 il ciclo di laboratori rivolti alla scuola, che proponiamo  parallelamente rispetto ai laboratori già segnalati sul fumetto. Il laboratorio intitolato “Zer0Magazine non è un compito!” è volto a coinvolgere un numero ancore maggiore di studenti. Si incentra sulla modalità di composizione e produzione del magazine e si attuerà presso le classi V della primaria di secondo grado (sedi di Morlupo scalo e centro) e presso le I e II classi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino di Morlupo.

L’incontro unico di due ore per ciascuna classe sarà condotto da Viviana Scarinci e avrà essenzialmente luogo in codocenza con l‘equipe di psicologhe e psicoterapeute del Centro Libellula (dottoresse Emanuela Salati, Marta Paniccia, Sara Agostini)  e la docente di lettere (o insegnante prevalente) della classe di appartenenza.
Il laboratorio ha l’obiettivo di tracciare, attraverso modalità adeguate alle età degli studenti, le differenze che esistono tra l’elaborazione di un testo scolastico e di un testo (o un elaborato artistico) che si rivolge a un pubblico esteso, eterogeneo e non quantificabile come quello delle lettrici e lettori di un magazine. Nell’illustrare le diverse modalità espressive offerte dalla possibilità di partecipare alla redazione del magazine, si sottolineerà in primo luogo le responsabilità che questo genere di comunicazione implica ma anche le possibilità di espressione e diffusione relative a tematiche e contenuti di specifico interesse degli studenti e quindi anche e soprattutto quelli da essi indicati nella sede del laboratorio stesso.

Zer0Magazine psicologia: corpo e relazioni

Proponiamo l’articolo che la dott.ssa Marta Paniccia ha scritto per zer0Magazine in occasione della giornata mondiale per i Disturbi Alimentari. Marta Paniccia collabora a zer0Magazine ed è psicoterapeuta sistemico relazionale presso il Centro Libellula. Leggi tutto lo sfogliabile di Zer0Magazine 2017

Un corpo perfetto per gustare la vita

Marta Paniccia, psicoterapeuta

Gli ingredienti di un disturbo alimentare sono relazioni il cui sapore dominante è quello della compiacenza, sono la cultura della competizione, del controllo, dell’approvazione estetica e della perfezione che pesano, questi sì davvero troppo, su una personalità in formazione


“Ma questa bambola ha gli occhi scuri come i miei!” Lo stupore felice di una bambina di 5 anni nel vedersi rispecchiata in una bambola simile a lei (le altre bambole hanno tutte gli occhi chiari e i capelli piuttosto lisci) mi ha ricordato le parole di Misty Copeland, la Prima Ballerina dell’ABT (American Ballet Theatre di New York), che nel suo libro illustrato Firebird scrive per incoraggiare le ragazze a credere in se stesse: “quando guardavo i libri sul balletto io non vedevo me stessa. Vedevo l’immagine di quello che una ballerina sarebbe dovuta essere e non ero io, così scura e con i riccioli attorno al viso. Io avevo bisogno di trovare anche ME. In questo libro ci siamo io e te. Voglio allargare l’idea della bellezza e dell’arte”.

Misty Copeland

Misty Copeland fotografata da Christina Lessa

Misty Copeland ne sa qualcosa di cosa significa non essere considerata fisicamente “adatta”: è stata rifiutata più volte nelle accademie di danza perché troppo vecchia per studiare danza classica (ha iniziato a 13 anni), troppo formosa, priva dei piedi “giusti” e troppo muscolosa. È afroamericana quindi forse non è “adatta” all’immagine della ballerina in tutù bianco e piume. Nel 2015 Misty Copeland ha ballato ne Il lago dei cigni come Prima Ballerina afroamericana in 75 anni di vita dell’ABT e ad oggi è una stella della danza, invitata su tutti i palcoscenici del mondo.

Il corpo di bambini e bambine è oggetto costante di valutazioni, misurazioni e pesature fin da quando nascono, neanche dovessero partecipare a un mondiale di boxe (dove un kilo di differenza può farti trovare davanti a un avversario che pesa 10 kg più di te, tutti di muscoli). Oppure c’è un mondiale in corso e non ce ne siamo accorti. Una sorta di qualifica per il campionato intergalattico di perfezione, in cui non importa più nemmeno a cosa serve un corpo, cosa ci si fa con un corpo, cosa prova un corpo. Il corpo è sensibilità e potrebbe essere usato per esprimere ciò che si sente.

Ci sono bambine che sanno contare le calorie a 7-8 anni: diventeranno delle matematiche? Davvero ci sembra normale che lo sport sia fatto per “dimagrire” e “tenersi in forma” anche da ragazzine in perfetta salute e non sia fatto principalmente per divertirsi, per imparare, per stare bene? La prima persona a credere nelle capacità di Misty fu un’insegnate che notò quel fuoco di gioia nel muoversi. Non pensò “è nera e non ballerà mai il ruolo di Odette nel Lago dei Cigni, non ne vale la pena”, pensò solo “questa ragazza ha talento”. E Misty, ballando, si sentiva sicura di sé e felice, come in nessun’altra esperienza. Forse potremmo tutti preoccuparci meno dell’ossessivo invito a mangiare “sano” e potremmo preoccuparci dell’appetito per la vita e nutrirlo.

Edgar Degas

“Piccola danzatrice di quattordici anni” è un modello in cera realizzato dal pittore Edgar Degas dal quale sono poi state eseguite varie sculture bronzee.

Anche della possibilità di scegliere in base alla passione e non in base alle possibilità di “carriera” in una certa disciplina: se non sei alto ti può piacere lo stesso giocare a Basket non è detto che ogni bambino voglia diventare professionista. Ragazzi e ragazze potrebbero, nello sport o nella danza, scoprirsi nel senso di trovare chi sono, non solo mostrarsi. Non è la danza a causare i disturbi alimentari ma è vero che le ballerine hanno un rischio da 3 a 6 volte superiore di sviluppare un rapporto distorto e infelice con il loro corpo, complici insegnanti poco attenti alla psicologia degli adolescenti, ambiente fortemente competitivo e pressante, ideali di perfezione applicati anche in ambito amatoriale.

Il rischio riguarda anche la ginnastica, l’atletica leggera, il pattinaggio: “così ci si ammazza di allenamento” per compensare una fetta di torta o un gelato, oppure si digiuna euforizzati dall’iniziale adrenalina, ci si scambiano dritte sugli integratori per sostituire i pasti, sui lassativi e su come basti “uno yoghurt e una mela”, in una gara a chi è più “adatta” all’immagine stereotipata di riferimento. Gli ingredienti di un disturbo alimentare sono relazioni il cui sapore dominante è quello della compiacenza, sono la cultura della competizione, del controllo, dell’approvazione estetica e della perfezione che pesano, questi sì davvero troppo, su una personalità in formazione.

Zer0Magazine 2017 pp. 4 e 5

Di seguito l’articolo di Paola Del Zoppo ideatrice con Viviana Scarinci tematica del progetto zer0magazine 2017. Le vignette sono realizzate per noi da Luigi Cecchi. L’aperiodico Zer0Magazine nasce da una collaborazione tra L’Associazione Culturale Libellula e Formebrevi 

leggi tutto lo sfogliabile di Zer0Magazine 2017


Le parole con gli altri dentro

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Prof.ssa Paola Del Zoppo co-ideatarice tematica del proegetto

di Paola Del Zoppo

“Se fin da bambini si mantiene un contatto costante con il racconto e con le storie, con la possibilità che esistano mondi sconosciuti, e che le parole possano creare realtà positive, sarà molto più facile riconoscere le relazioni veritiere o, di contro, le situazioni di violenza come bullismo, sessismo, manipolazioni. Questo perché la letteratura non “alta” o “bassa”, bensì semplicemente autentica nella sua coerenza di forma, contenuto e messaggio.”

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La tendenza contemporanea all’accelerazione delle innumerevoli interazioni comunicative favorisce l’attecchimento di linguaggi e convenzioni che portano all’affermazione di realtà fittizie e manipolazioni, e rende sempre più difficile soprattutto ai più fragili e ai giovani attuare modalità di comunicazione assertiva. La comunicazione sul web e sui social network in particolare si presenta priva di profondità, disumanizzante, anche a causa del graduale indebolimento delle facoltà euristiche e inferenziali dei partecipanti. Il potenziamento e la valorizzazione di queste capacità avvengono tramite la consuetudine con la parola creativa e la letteratura. Prendiamo ad esempio la seguente microstoria di Reinhard Lettau, dal titolo Breve visita:

Manig trova la strada. Arriva alla casa. Le finestre sono illuminate, vede la società. Ci sono due uomini nel fascio della luce. Uno parla, poi parla l’altro, poi entrambi parlano contemporaneamente, poi uno ride, poi annuisce, poi scuote la testa e poi tocca all’altro, poi a entrambi, poi uno dopo l’altro, poi uno fa un passo in avanti, poi l’altro indietro, entrambi avanti, entrambi indietro, uno mostra all’altro una mano, l’altro le mostra entrambe, Manig lo sa, meglio tornare indietro, e basta con la società.

Un testo letterario di questo genere presenta una molteplicità di possibili interpretazioni (politica, simbolica, relazionale, storico-culturale, formale) che, al di là della lettura dei significati conduce alla consapevolezza dell’importanza del contesto comunicativo. Il linguaggio semplice svela immediatamente la metafora della vita come rappresentazione ripetitiva di azioni, delle relazioni come istinto a sopraffarsi, della società come “balletto” programmato. Ecco quindi che nel brusco finale il termine “società”, di per sé neutro, assume sfumatura negativa. Lo stesso accade con molti termini in interazioni più rapide.

ImageUn esempio molto chiaro è offerto dalla vignetta 1) in cui la parola “sognatore”, che a sé stante viene generalmente percepita come termine positivo, viene utilizzata, di fatto, come un termine dispregiativo e sminuente. La vignetta 2) mostra come una generale tendenza e giustificazione del giudizio porti a rovesciamenti valoriali anche di incidenza psicologica significativa, con conseguenze sull’autostima e spostamenti del set di valori. Nelle vignette 3) e 4) viene più esplicitamente commentata la dinamica di interazione sui social che spinge a presentare un’immagine di sé non rispondente al vero, e che anzi con il tempo può arrivare a sostituire l’identità percepita, soprattutto in soggetti con fragilità socio-psicologiche, senza una base relazionale adeguata. Anche il livello di percezione dell’insulto è maneggiato dalla sua collocazione sul web, come nel caso della vignetta 3), in cui il “post” rappresentato, in congiunzione con l’immagine/ foto, mette in scena una vera e propria denigrazione delle relazioni autentiche in favore di quelle online.

Il meccanismo di disprezzo, di isolamento e di rovesciamento che è alla base di molte interazioni manipolative nella vita quotidiana si fa virulento e incontrollabile nelle interazioni veloci a distanza (es. chat, whatsapp) e ancor più nell’interazione sui social network (es. Facebook), poiché l’interazione non ha mai il corpo delle relazioni tra persone. Così come nel caso di “sognatore” un termine, un’immagine o persino un’opera d’arte assumono significati diversi e potenzialmente violenti e manipolatori se “postati” su Facebook, spesso svincolati dal loro contesto d’uso o utilizzati per attirare l’attenzione, esaltare una propria presunta condizione di disagio rispetto ad altre, conquistare la fiducia di amici fittizi a scapito, talvolta, di quelli autentici, svilire alcuni conoscenti (anche più vicini nella vita quotidiana) reagendo in maniera indifferente o offensiva ai loro commenti per favorire il plauso di altri.

Tra le pressoché infinite varietà di manipolazione nell’interazione, sono interessanti due sviluppi che coinvolgono la creatività: negli ultimi anni si è visto un numero sempre crescente di comic strips o vignette dedicati a stati ansiogeni o depressivi, solitudine, incapacità relazionale, vittimismo, “rigirate” su Facebook. Se spesso si tratta di vignette non particolarmente interessanti, create ad hoc per servire questo tipo di dinamiche, altre volte sono lavori di ottimo livello, che però perdono il carattere umoristico per essere asservite all’affermazione di sé tramite una falsa autoironia. Per esempio, una vignetta in cui la/il giovane protagonista ironizza sulla propria incapacità relazionale e la propria timidezza, letta in un contesto di una rivista o in un volume non presenta caratteristiche negative in sé, mentre postata su FB si trasforma in uno strumento efficace di comunicazione subdola e di affermazione di sé sugli altri. Si è inoltre potuto notare che nella maggioranza dei casi chi posta vignette che mettono in risalto la sua timidezza o difficoltà a interagire correda la propria pagina Facebook o Instagram anche di foto che lo ritraggono in situazioni che ritiene valorizzanti per la cerchia di suoi “amici” sui social, fatto solo apparentemente in contrasto con l’identità dichiarata tramite la vignetta. Tutto questo incoraggia e rafforza un’idea di una persona che non ha alcun appiglio con la realtà. Con le narrazioni fotografiche del sé si crea una verità alternativa, costituita di testo e immagini (foto, ricordi, dialoghi), che in casi particolari potrà sembrare molto più vera di una realtà narrata, o solo “ricordata”.

Il fenomeno della diffusione delle fotografie sui social, soprattutto su Facebook e Instagram è legato a molteplici derive della commercializzazione dei corpi (tra cui la stereotipata tendenza a raffigurare e raffigurarsi in pose languide o provocanti, nonché al fenomeno del cosplay, che in Italia ha acquisito preoccupanti sfumature di svilimento della corporeità e della libertà soprattutto femminile). Un altro meccanismo di svilimento e utilizzo manipolativo del linguaggio è l’uso degli “hashtag”, che da strumento di richiamo di contenuti sono diventati un vero e proprio “sottotitolo”. Anche qui, un malinteso concetto di ironia fa sì che siano molto frequenti hashtag come #mainagioia, #maiunacosabella, #almenounacosabella, #odiotutti, #nientefiducianelgenereumano, eccetera, atti ad esprimere una generica lamentela sul proprio quotidiano e di nuovo a connotare in maniera egocentrica e vittimista moltissimi post su Facebook o Twitter. Tutti questi meccanismi manipolativi non sono diversi da quelli attuati nella manipolazione relazionale e affettiva (gaslighting, ricatto morale, rovesciamento, svilimento, ecc.), ma l’interazione sui social moltiplica potenzialmente all’infinito la quantità di input negativi, contestualmente confondendo le manifestazioni e le possibilità di reazione alle dinamiche.

Un ritorno alla consuetudine con i libri e la letteratura è oggigiorno quanto mai necessario anche perché utile a scardinare questo tipo di sviluppi. Se fin da bambini si mantiene un contatto costante con il racconto e con le storie, con la possibilità che esistano mondi sconosciuti, e che le parole possano creare realtà positive, sarà molto più facile riconoscere le relazioni veritiere o, di contro, le situazioni di violenza (bullismo, sessismo, manipolazioni). Questo perché la letteratura (non “alta” o “bassa”, bensì semplicemente autentica nella sua coerenza di forma, contenuto e messaggio) non è fatta di termini difficili, ma di semantizzazioni interne e di tensioni alla verticalità, di polisemie e quindi di aperture continue al lettore. La letteratura è una proposta alternativa di realtà che sorprende e spiazza il lettore, rendendolo gradualmente più autonomo, e solo svincolata dalle possibili categorizzazioni e riduzioni può restare quell’irredimibile strumento di resistenza contro un mondo talvolta inumano, proprio perché all’aridità dei fatti contrappone la bellezza, generando vera libertà.


Paola Del Zoppo. PhD in Comparative Literature and Literary Translation, Adjunct Lecturer in German Translation Studies Tuscia University. Researcher for German Translation Studies, Lecturer for German Translation Studies and
German Cultural History Università di Roma LUMSA

Zer0magazine: si parte da scuola!

Ci siamo quasi. Il primo dei tre laboratori presso l’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino è venerdì 7 aprile a cura di Hanna Suni (responsabile HAMEdesign e del progetto grafico di zer0magazine) “Guarderemo insieme agli studenti alla figura del giornalista in Italia e all’estero e parleremo di come è composto una redazione di un quotidiano piuttosto che un magazine. Impareremo che cosa è una notizia ed elencheremo i vari criteri di notiziabilità discutendoli insieme. Parleremo della struttura del giornale – timone – e come è costruito un giornale. Parleremo anche della struttura di un singolo articolo (come è composto) e delle sue parti – titolo, lead (attacco), pezzo. Vedremo anche le varie parti del titolo e come scriverle in maniera efficace. Vedremo come è strutturata una pagina giornalistica – il menabò – e come arricchire un articolo con foto e didascalie. Parlemo delle fonti di una notizia (primaria, secondaria). Parleremo anche del testo giornalistico – cartella – e come rispondere alle richieste di un testo giornalistico dal punto di vista editoriale che estetica”. Seguiranno i laboratori di Erika De Mattia l’11 aprile e di Paola Del Zoppo il 12 aprile. L’appuntamento di presentazione del progetto zer0magazine 2017 è mercoledì 12 aprile alle 17,30 presso Palazzetto Borghese Morlupo INGRESSO LIBERO