Anno 2019

Prendere posizione. Patrizia Sardisco

Da uno a tutti, da microsfere di specialità a macrosfere di eterogenea normalità, dal bisogno di uno ai bisogni di ciascuno, ritagliando e ricomponendo i ruoli in simmetrie e complementarità non fisse, non definitive, dalle quali ciascuno possa inaugurare un nuovo sguardo su di sé e sull’Altro (…) Da tale postura politica, concreta come uno sguardo o un abbraccio, si intraprende la guerra, non violenta ma a oltranza, al disimpegno, all’indifferenza,  alla rinunzia, alla disattenzione. Patrizia Sardisco

Sostegno, sostegni. Il paradosso di insegnare da un silenzio 2/4

Il posizionamento immersivo e laterale dell’azione di sostegno, opportunamente e precocemente dichiarato e giustificato nell’opzione di metodo, consente al contempo di attenuare gli effetti della perturbazione osservativa e interattiva e conseguire livelli di prossimità vantaggiosi e fecondi di opportunità: coglierle corrisponde a cogliere la nota dissonante nel ritmo del gruppo, avvertire la disparità inaccettabile nel virtuoso del coro delle diversità.

Il posizionamento mediano e interstiziale tra i due gruppi costituiti da alunni e docenti, lucidamente assunto come opzione di metodo nella parziale ma opportuna e perseguita terzietà, offre all’azione di sostegno un respiro meno formale che non ne scalfisce la necessaria autorevolezza mentre ne dilata sensibilmente il perimetro: da uno a tutti, da microsfere di specialità a macrosfere di eterogenea normalità, dal bisogno di uno ai bisogni di ciascuno, ritagliando e ricomponendo i ruoli in simmetrie e complementarità non fisse, non definitive, dalle quali ciascuno possa inaugurare un nuovo sguardo su di sé e sull’Altro.

Da tale postura, concreta e simbolica, ma prima ancora etica e politica, un tenace poter-essere e un surreale, concreto poter-fare, capovolgono il non-avere:  il non avere cattedra, libro di testo, ore frontali, verifiche da assegnare e valutazioni da attribuire, può essere il punto da cui si vedono, nitidamente nei giorni tempestosi, i bisogni speciali, specie se privi di nome o nominazione di salvataggio. Tale postura può essere il punto da cui si ode forte e chiara la protesta flebile, sempre troppo flebile, delle disparità che autocertificano se stesse sotto forma di fuga, di rinuncia. Di scarto dalla norma.

Da tale postura politica, concreta come uno sguardo o un abbraccio, si intraprende la guerra, non violenta ma a oltranza, al disimpegno, all’indifferenza,  alla rinunzia, alla disattenzione. All’impotenza appresa in anni di disattenzione e di rinunzia da parte del mondo adulto variamente rappresentato. È una guerra che è cura, agguerrita cura, accurato cogliere di segni e varchi e balzi e intenzioni: una cura agguerrita per insegnare in silenzio il silenzio che libera spazio buono a far posto a un modo altro di guardare a sé e all’Altro, al suo enigma irresolubile, alla sua imprevedibile, sconvolgente bellezza.

Patrizia Sardisco, insegnante di sostegno e poeta

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