Anno 2019

Scuola Famiglia: un lavoro di squadra

Oltre le parole

Un aspetto fondamentale della cura, è la possibilità di veicolare, attraverso le parole, la complessità della nostra esperienza emotiva in cui aspetti familiari “conosciuti e non conosciuti” si sovrappongono.

Dott.ssa Concetta Rotondo

Ma quando comunichiamo cosa trasmettiamo? Cosa trasferiamo davvero nell’altro? Pubblichiamo oggi l’articolo che la dottoressa Concetta Rotondo ha scritto per Zer0Magazine 2019 che illustra il circolo virtuoso che un modo corretto di comunicare può innescare tra persone, in famiglia, a scuola e, da cittadini e genitori consapevoli, con le Istituzioni.

di Concetta Rotondo

Tutti i dizionari attribuiscono alla parola comunicazione il significato di “trasmissione di idee, di pensieri” (Devoto-Oli e Zingarelli). Comunicare deriva dal latino communicare, derivazione di communis composto di cum ovvero con, insieme e minire ovvero legare, costruire. È l’azione del mettere in comune qualcosa, ovvero il contenuto della comunicazione, del rendere partecipe qualcuno di qualcosa dove l’oggetto stesso della comunicazione viene condiviso e crea un legame. Il potere della comunicazione è già insito nel suo significato etimologico: “mettere in comune”, condividere qualcosa, creare un legame. Il processo di comunicazione implica una relazione, è un mezzo attraverso il quale le persone hanno rapporti tra di loro. Ma quando comunichiamo cosa trasmettiamo? Cosa trasferiamo nell’altro? Trasferiamo informazioni, messaggi, pensieri, idee che trasportano emozioni perché le parole, come le emozioni, ci parlano. Penso al libro di Carlo Levi Le parole sono pietre “…le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre”. Penso anche al libro di Marie Cardinal, Le parole per dirlo “Ho parlato e l’ho liberata…”;

Carlo Levi

Penso al libro di Carlo Levi Le parole sono pietre “…le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre”. Penso anche al libro di Marie Cardinal, Le parole per dirlo “Ho parlato e l’ho liberata…” (…) Un aspetto fondamentale della cura, è la possibilità di veicolare, attraverso le parole, la complessità della nostra esperienza emotiva in cui aspetti familiari “conosciuti e non conosciuti” si sovrappongono.

al potere che hanno le parole come ci insegna Freud, il padre della psicoanalisi, con la talking cure, un metodo di cura basato sulla parola. Un aspetto fondamentale della cura, è la possibilità di veicolare, attraverso le parole, la complessità della nostra esperienza emotiva in cui aspetti familiari “conosciuti e non conosciuti” si sovrappongono. Si conosce e si pensa attraverso le parole. La comunicazione è un bisogno dell’essere umano; è un’abilità mentale ed è alla base di ogni relazione umana; comunicare significa mettere in comune qualcosa, entrare in relazione con altre persone, creare legami. La comunicazione è un fenomeno complesso. Attraverso la comunicazione si costruiscono relazione affettive e si trasmettono emozioni: accettazione, rifiuto, conferma, disconferma dell’altro. La comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale così come la comunicazione tra insegnanti e alunni. L’insegnante trasmette il suo sapere all’alunno attraverso le parole ma attraverso la comunicazione viene veicolata una relazione affettiva che rappresenta un aspetto importante che influenza il processo di apprendimento. La classe è uno spazio fisico delimitato da confini visibili (mura, porte, finestre), e invisibili (la cultura specifica della scuola, gli orientamenti educativi e didattici degli insegnanti, gli stili educativi e relazionali degli insegnanti, …), è composta da persone che stanno in relazione tra di loro, è un sistema circolare, relazionale e interdipendente in cui circolano affetti ed emozioni; è “un piccolo mondo in cui si muovono affetti, persone che esprimono affetti, emozioni non solo attraverso le parole” (Gastaldi S., 2002).

Ogni classe ha, dunque, un suo “clima affettivo” in cui si muovono affetti e legami che necessitano di essere presi in considerazione nel loro pieno significato al fine di creare un clima di benessere; un buon clima affettivo nel gruppo-classe, formato da insegnanti e studenti, promuove il processo di apprendimento e il successo scolastico. Nella comunità scolastica la comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale per sostenere il processo di apprendimento e si esplica attraverso la partecipazione alla vita scolastica da parte della famiglia. Il successo scolastico degli alunni si fonda e si concretizza anche attraverso l’alleanza tra scuola e famiglia.

Concetta Rotondo

Ogni classe ha, dunque, un suo “clima affettivo” in cui si muovono affetti e legami che necessitano di essere presi in considerazione nel loro pieno significato al fine di creare un clima di benessere; un buon clima affettivo nel gruppo-classe, formato da insegnanti e studenti, promuove il processo di apprendimento e il successo scolastico. Nella comunità scolastica la comunicazione tra scuola e famiglia è fondamentale per sostenere il processo di apprendimento e si esplica attraverso la partecipazione alla vita scolastica da parte della famiglia. Il successo scolastico degli alunni si fonda e si concretizza anche attraverso l’alleanza tra scuola e famiglia. Scuola e famiglia sono due istituzioni tradizionalmente deputate all’educazione e alla formazione del futuro cittadino. La capacità di instaurare una efficace comunicazione tra scuola e famiglia è un presupposto fondamentale al fine di creare una buona alleanza educativa e rappresenta un fattore di promozione dell’apprendimento. La partecipazione alle attività scolastiche (consigli di classe, ricevimenti genitori, assemblee di istituto, …) da parte dei genitori costituiscono momenti di incontro e di confronto con la scuola; occasioni preziose in cui i genitori vengono informati in merito alle attività della scuola e all’andamento scolastico del figlio. Un costante e continuo rapporto favorisce l’alleanza educativa e rende partecipi e attivi i genitori alla vita scolastica; senza questa alleanza si potrebbe correre il rischio di vanificare l’intervento educativo.

Paul Watzlawick, uno dei maggiori esponenti della scuola di Palo Alto (California), e il suo gruppo di ricerca del Mental Research Institute, in un suo noto libro, Pragmatica della comunicazione, hanno studiato il potere e l’influenza della comunicazione nelle relazioni e gli effetti che essa ha sul comportamento delle persone.

Paul Watzlawick, uno dei maggiori esponenti della scuola di Palo Alto (California), e il suo gruppo di ricerca del Mental Research Institute, in un suo noto libro, Pragmatica della comunicazione, hanno studiato il potere e l’influenza della comunicazione nelle relazioni e gli effetti che essa ha sul comportamento delle persone. La comunicazione, secondo Watzlawick, risponde a dei principi assiomatici. (…) Un assioma della comunicazione dice “non si può non comunicare” anche il silenzio è una comunicazione, il silenzio parla, sembra un ossimoro. Ogni nostro comportamento è una forma di comunicazione, attraverso quel dato comportamento stiamo trasmettendo un messaggio; non possiamo fare a meno di comunicare, così come non possiamo evitare di comportarci, l’impossibilità di comunicare è anche l’impossibilità di avere un comportamento.

La comunicazione, secondo Watzlawick, risponde a dei principi assiomatici. Nel linguaggio comune un assioma è qualcosa che è immediatamente evidente, osservabile e deducibile che non ha quindi bisogno di essere dimostrato. Un assioma della comunicazione dice “non si può non comunicare” anche il silenzio è una comunicazione, il silenzio parla, sembra un ossimoro. Ogni nostro comportamento è una forma di comunicazione, attraverso quel dato comportamento stiamo trasmettendo un messaggio; non possiamo fare a meno di comunicare, cosi come non possiamo evitare di comportarci, l’impossibilità di comunicare è anche l’impossibilità di avere un comportamento. La comunicazione è strutturata come una catena: attraverso un nostro comportamento comunichiamo qualcosa ad un’altra persona, colui che riceve la comunicazione ne dà una sua lettura e la risposta, che ne consegue, risentirà inevitabilmente e sarà influenzata dalla lettura, conscia e non conscia, ricevuta da quella comunicazione.

Oltre le parole

Dott. Concetta Rotondo

per Zer0Magazine 2019

La comunicazione infatti non è un fenomeno unidirezionale ma segue un processo circolare; non si limita solo alle parole perché comunichiamo anche attraverso il non verbale: ovvero attraverso i gesti, il tono della voce, le azioni. L’assenza di partecipazione alla vita scolastica e all’esperienza scolastica del figlio rappresenta una comunicazione. Tale comunicazione delegittima l’operato degli insegnanti e l’autorevolezza educativa. Un altro assioma: attraverso la comunicazione si possono instaurare relazioni simmetriche (di pari livello dove nessuno vuole prevalere sull’altro) o complementari (dove l’uno vuole prevalere sull’altro, anche in virtù di un ruolo, istituzionale o no, che riveste). Assistiamo molto spesso da ambo le parti, scuola e famiglia, ad attacchi e non riconoscimento del ruolo di ciascuno: genitori che vedono nella scuola la causa dell’insuccesso scolastico del proprio figlio; docenti che reputano la famiglia incapace di esercitare la funzione genitoriale di educare. Le conseguenze sulla mente del preadolescente possono essere devastanti a causa dei riflessi diseducativi e deresponsabilizzanti. Questi reciproci attacchi depotenziano le rispettive funzioni educative. L’alleanza educativa si fonda sulla pluralità degli interventi e sulla relazione fiduciaria tra scuola e famiglia. Il Patto educativo di corresponsabilità si concretizza nell’impegno reciproco e ne declina le azioni di ognuno, dall’accoglimento di un pensiero anche divergente alla disponibilità verso l’altro (genitore o alunno). La relazione tra scuola e famiglia si costruisce a partire da una comunicazione come momento di incontro e non di relazioni complementari o delega reciproca (colpa della famiglia, colpa della scuola) e rappresenta un fattore di promozione dell’apprendimento. La comunicazione interistituzionale (tra due o più istituzioni diverse) rafforza l’impegno ad andare verso un obiettivo comune e condiviso ed è alla base di un lavoro di squadra: scuola e famiglia. La valorizzazione dei singoli apporti e del proprio ruolo diventa garante nel rispondere, e talvolta nel trovare soluzioni anche creative, ai bisogni dell’alunno. Uno dei compiti più delicati di un gruppo di lavoro interistituzionale è la capacità di mediare; mediare deriva da medio, cioè metà, mezzo.

Mediare per integrare, per realizzare l’unione di ciò che è suddiviso. Il termine “individuo” indica un’entità unica e indivisibile pertanto per riuscire a mantenere l’unione è necessario da parte della singola istituzione rinunciare ad arroccamenti di sapere e di competenze per favorire un’alleanza educativa che non può prescindere da un lavoro di relazione interistituzionale (Novelletto, 2003). La scuola dovrebbe essere una learning community (Epstein e Salinas, 2004), composta da docenti, alunni, genitori, membri della comunità che cooperano avendo nella mente un obiettivo comune e condiviso: la formazione del futuro cittadino.

Concetta Rotondo

Mediare per integrare, per realizzare l’unione di ciò che è suddiviso. Il termine “individuo” indica un’entità unica e indivisibile pertanto per riuscire a mantenere l’unione è necessario da parte della singola istituzione rinunciare ad arroccamenti di sapere e di competenze per favorire un’alleanza educativa che non può prescindere da un lavoro di relazione interistituzionale (Novelletto, 2003). La scuola dovrebbe essere una learning community (Epstein e Salinas, 2004), composta da docenti, alunni, genitori, membri della comunità che cooperano avendo nella mente un obiettivo comune e condiviso: la formazione del futuro cittadino.

Bibliografia

Cardinal M. (1975), Le parole per dirlo. Bompiani, Milano.

Freud S. (1937), Costruzione in analisi, OSF(1989), vol. 11, Bollati Boringhieri, Torino.

Gastaldi S., (2002), Interventi in classe. b) La classe fra con¬flitto e crescita.

In F. Giori (a cura di), Adolescenza e rischio. Il gruppo clas¬se come risorsa per la prevenzione. Franco Angeli, Milano, 2002.

Levi C. (1955), Le parole sono pietra. Einaudi, Torino.

Novelletto A.(2003), “Integrare e mediare”, L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica. Astrolabio Roma, 2009.

Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragma¬tica della comunicazione umana. Astrolabio, Roma, 1971. Astrolabio, Roma, 1971.

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