Anno 2019

Guardare, ascoltare. Patrizia Sardisco

Il testo latente è il dolore della disparità, riguarda tutti, guarda tutti, da tutti chiede di essere guardato, riconosciuto, sanato. Si legge come una poesia, ha un verso, un respiro che invoca nominazione, che implora una pronuncia ad alta voce. E  potere scrivere il verso successivo.

Patrizia Sardisco

Sostegno, sostegni. Il paradosso di insegnare da un silenzio 1/4

Coloro i quali aspirano a conoscenze certe, dunque legate a una precisione descrittiva, possono essere indotti allo scoramento dalla patina di opacità del fare quotidiano di una classe: non di rado, esso si offre come un testo intraducibile in codifiche univoche o condivise,  illeggibile perché sporcato dal rumore bianco del respiro della soggettività;  un testo sempre non esemplare del grande libro dei giorni, inservibile per dirimere il senso complesso e complessivo del ritmo di ombra e luce che lo detta. E saranno forse tentati, costoro, dalla restrizione del raggio visivo, dalla concentrazione sui dettagli, «usando lo sguardo come coltello», come direbbe Antonella Anedda, privilegiandone a priori quelli attesi ma, per conseguenza, perdendone irreparabilmente molti altri. «La distrazione è un modo particolare di guardare il mondo, che non è quello di chi sta con la testa tra le nuvole, non è il contrario di attenzione, bensì di concentrazione. Rappresenta un modo percettivo fondamentale della scrittura: la concentrazione su un oggetto permette di individuarlo con precisione ma sfocando sul contesto; mentre la visione “distratta” è quella che mantiene a trecentosessanta gradi l’attenzione contemporaneamente su tutto. Ciò che perdi in termini di precisione lo guadagni in consapevolezza relazionale: a venire alla luce non sono tanto le “cose” ma i rapporti tra le cose, lo spazio, l’aria che c’è tra una cosa e l’altra».

Stefano Dal Bianco fa qui riferimento a questioni legate alla scrittura, ai differenti livelli di verticalità e orizzontalità offerti da prosa e poesia, ma come non cogliere le stimolanti simmetrie con il concetto psicoanalitico di “attenzione ugualmente fluttuante”, con l’originaria, fondante raccomandazione tecnica freudiana di sospendere, nell’ascolto, ciò che abitualmente indirizza e focalizza l’attenzione? E come non riconoscere la postura di distrazione attentissima dalla quale muove, o dovrebbe muovere, senza farsene atterrire come per il timore di aver subìto un furto, il lavoro dell’insegnante di sostegno? «A chi riaffiora e non sa l’approdo/appare l’inatteso distrazione/tentativo di scasso/massa incoerente», scrive Anna Maria Curci. Occorre tenace e fluida fiducia nella propria capacità di mantenere traiettoria nell’apnea, per consegnarsi sereni all’inatteso.

Patrizia Sardisco, insegnante di sostegno e poeta

Osservare è il nucleo caldo dell’azione di sostegno, il cuore fluido dove l’informe del non-ancora-noto ha spazi e tempi di raffreddamento disomogenei e non cristallizzanti. Osservare attraverso lenti calibrate da modelli espliciti della mente e delle relazioni, i modelli molati da uno sguardo laterale e visionario.

Lo sguardo è guidato dalla visione, la visione dalla visionarietà: rilettura mai paga che interroga, oltre ogni sterile e forse un po’ troppo agiato determinismo,  l’originalità del qui e ora offrendole ascolto da un altro centro, da un eccentrico silenzio. Il testo latente è il dolore della disparità, riguarda tutti, guarda tutti, da tutti chiede di essere guardato, riconosciuto, sanato. Si legge come una poesia, ha un verso, un respiro che invoca nominazione, che implora una pronuncia ad alta voce. E  potere scrivere il verso successivo.

Lo sguardo solleva trame, l’ascolto le dipana: colori, torsioni, nodi. Talora viene a capo. Tiene il punto, accogliendo. Scomponendo per riunire, offrendo nuovi intrecci. Venendo da un silenzio fertile di sguardo e forte del proprio fuoco fuori centro nell’ellissi dell’aula, nella rivoluzione annuale della classe, l’ascolto  non sovrappone voce a voce, non copre, non cancella: apre all’alterità uno spazio illimitato di smussata interrogazione, di acuto accoglimento. Chiede: chi sei? senza fissare un tempo o un massimale di rischio, senza osare etichette omogeneizzate, formulari autobloccanti. Chiede: chi siete? suggerendo  un plurale che si ponga quale principio di infrazione di trasparenti divisori, innesco di spine in prese trascurate, torsione di sguardi come per fototropismi incrociati, reazioni a sorgenti luminose che accordano i ritmi reciproci fino a batterne uno, forte di un’armonia autarchica.

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