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Essere non essere docenti

fai bene a stringermi innocenza
non lasciarmi cadere
dalla mancanza mia
di altezza. Patrizia Sardisco

di Viviana Scarinci

Non sono una docente ma grazie al mio lavoro dentro la scuola e in associazione ho avuto l’occasione di conoscere molte persone che esercitano questa professione con coscienza e impegno. Inoltre grazie alla collaborazione e all’amicizia che mi lega ormai da tanti anni a Anna Maria Curci e Paola Del Zoppo, ho avuto modo di comprendere come un ruolo importante e delicato come quello dell’insegnante, al momento che nella sfera individuale della persona, si trovi posto in dialogo con un ulteriore aspetto legato al linguaggio, ne risulti implementato oltre l’immaginabile. Mi riferisco a una precisa competenza nella poesia o nella traduzione, da cui l’insegnamento risulta ampliato, oltre che in senso didattico in senso umanistico, diventando davvero un’opportunità imperdibile di collaborazione e arricchimento che dal fronte della scuola può estendere uno sguardo liberatorio e comprensivo su quelle diversità che sono evidenti nell’ambito di una classe ma che allo stesso tempo di primo acchito, possono sembrare illeggibili e stranianti.

Per questo quando ho avuto modo di leggere, su indicazione di Anna Maria Curci che ne ha scritto la postfazione, Autism Spectrum di Patrizia Sardisco, sono rimasta colpita al punto di voler contattare l’autrice per chiederle un racconto, condotto con il linguaggio che meglio credesse, della sua esperienza bifronte di insegnante di sostegno e poeta. Ne sono nati quattro brani che presenteremo nelle prossime settimane sul sito di Libellula: “Guardare, ascoltare”, “Prendere posizione”, “La presenza del corpo”, “Dal fare al dire” che a mio avviso sono una testimonianza preziosa del significato più recondito, meno dichiarato e esposto che rende alla docenza il suo attributo più nobile. Senza con ciò tralasciare l’efficacia relazionale di condurre l’apprendimento nella trincea del dialogo quotidiano con chi sia davvero l’altro. Il titolo del libro di Patrizia Sardisco, Autism Spectrum, vincitore della quarta edizione del Premio Arcipelago Itaca per una raccolta inedita, come recitano le prime righe della prefazione, rinvia alla particolare patologia psicomotoria e cognitiva che si rivela nell’infanzia altrimenti nota come disturbo dello spettro autistico.

Nella mia esperienza di lettrice di poesia non mi sono trovata spesso di fronte a una poesia così intensamente incistata nel quotidiano eppure capace di un linguaggio tanto originale, in cui non c’è traccia di ricercatezza se non quella dovuta alla scelta della parola esatta che certifichi la complessità di un contatto necessariamente fuori squadra, fuori registro, della quale l’umanissima ricerca di Sardisco da conto con un’esattezza esasperante, millimetrica.

 #0
lo spettro non traccia nei normografi
senza riga e compasso
china a mano libera
la testa
disdegna
di segnalare non insegna
riconsegna
un lato umano asintotico
a ogni punto
#25
sei spettro nello spettro e lui
ti strema le sinapsi
disperate s’ignora
e non rispetta
il grosso modo tuo di essere
categoria concreta e strattonata
non ti aspetta all’uscita entra
in vigore fluido viscoso
spezza ogni tua voce
in capitolo
#37
forse la prova è farsi prova
banco di prova base antisisma
massetto flottante testare oscillazioni
ammortizzare fare
morto il movimento apparente
annullare la stroboscopia degli arti
stare al pensiero
dimenticare il corpo
optare per il salto illogico
controintuitivo come un dio affamato
mandare al macero
tanta omeopatia del dolore
#48
ti chiamo e sei un nome
di fantasia
pseudonimo di un pensiero
divergente
ti chiamo e l’eco vuoto
è l’elicolalia che rima
la mia inappartenenza
la tua eteronomia

2 risposte »

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