poeti dal fondo

La poesia è una non specialità. Chandra Livia Candiani

dariaIl video che pubblichiamo ora non era previsto nel calendario di questa settimana  di riapertura dopo una breve pausa dalle nostre attività.  Poi è arrivato, come sono arrivate le molte parole, che ci siamo scambiate stamattina con Anna Maria, Marta, Antonella e Carla. Un video arrivato senza motivo e per  regalo, come anche il regalo di un fiore di carta fatto di parole, dono inaspettato e graditissimo. Le parole di questo post sono tutte di Chandra Livia Candiani, che dice con precisione e grazia, quanto va assulutamente detto a monte di tutto, prima di decidere, organizzare, prendere o lasciare. L’invito che vi facciamo è quello di vedere e ascoltare integralmente questo video. Grazie Carla per questa proposta e per tutta la strada, senza mappe, che hai condiviso con noi fin dall’inizio.


Chandra Livia CandianiConnessioni: Le piante e le parole stanno morendo sul nostro pianeta, bisogna avere tanta cura di piante, animali, e delle parole che ancora possono raggiungere l’altro. Casa: La casa è il posto in cui le persone hanno fatto una scelta di non violenza. Bambini: La poesia è una non specialità un non sapere niente di speciale, un non sapere granché perciò la poesia più di altro lega ai bambini che non sono visti nè ascoltati e che grazie alla poesia possono trovare una lingua madre.

Io è tanti
e c’è chi crolla
e chi veglia
chi annaffia i fiori
e chi beve troppo
chi dà sepoltura
e chi ruggisce.
C’è un bambino estirpato
e una danzatrice infaticabile
c’è massacro
e ci sono ossa
che tornano luce.
Qualcuno spezzetta immagini
in un mortaio,
una sarta cuce
un petto nuovo
ampio
che accolga la notte,
il piombo.
Ci sono parole ossute
e una via del senso
e una deriva,
c’è un postino sotto gli alberi,
riposa,
e c’è la ragione che conta
i respiri
non bastano
a fare tempio.
C’è il macellaio
e c’è un bambino disossato
c’è il coglitore
di belle nuvole
e lo scolaro
che nomina e non tocca,
c’è il dormiente
e l’insonne che lo sveglia
a scossoni
con furore di belva giovane
affamata di sembianze.
Ci sono tutti i tu
amati e quelli spintonati via
ci sono i noi cuciti
di lacrime e di labbra
riconoscenti. Ci sono
inchini a braccia spalancate
e maledizioni bestemmiate
in faccia al mondo.
Ci sono tutti, tutti quanti,
non in fila, e nemmeno
in cerchio,
ma mescolati come farina e acqua
nel gesto caldo
che fa il pane:
io è un abbraccio.

 



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