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Psicologia di Federico Famà

01727563-F83D-49D6-9830-E04D931939FFOggi pubblichiamo il testo vincitore (e le motivazioni del conferimento) del concorso #nessunoescluso Zer0Magazine 2019.

Psicologia di Federico Famà è un brano tratto dall’opera narrativa in corso di stesura Ragazzo tranquillo.


Motivazione: il testo vincitore dell’edizione 2019 del concorso letterario #nessunoescluso riservato all’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino è risultato particolarmente meritevole per tre motivi.

1. L’efficacia narrativa: il testo da conto con perfetta efficacia narrativa dello sguardo disorientato di un bambino nel momento in cui si misura con situazioni adulte di difficile decifrazione.

2. Il servizio intenzionalmente svolto nei confronti di lettrici e lettori: l’autore per mezzo della sua rielaborazione creativa si assume il palese compito di fornire un’indicazione che possa essere risolutiva di una situazione di momentaneo disagio nell’ambito di qualsiasi percorso di crescita.

3. La messa in evidenza del potere simbolico della scrittura: l’inserimento della simbologia legata agli animali risulta perfettamente pertinente nell’ambito del misurato svolgimento di una trama che partendo da una tensione iniziale ha saputo trovare un elemento di risoluzione adeguato attraverso l’introduzione dei simboli che l’autore utilizza per chiudere positivamente il cerchio della narrazione.

vincitore del concorso Zer0Magazine 2019

vincitore del concorso Zer0Magazine 2019

Psicologia di Federico Famà

Una volta sono andato dallo psicologo. Ero molto piccolo, non ricordo bene quel giorno ma ricordo perché ci andai. Una semplice mattina mi sveglio, mamma mi dice: “vieni in macchina, stai qui con me” ricordo quelle parole come se le sentissi ancora “non succederà nulla vedrai”. Alzai gli occhi assonnato per vedere cosa stesse succedendo e subito vidi mio papà litigare con il nostro vicino di casa. Non accadde nulla di grave, solo una lite ma per un ragazzino di sei anni quella vista fu tragica, così tragica da non farlo dormire la notte. Pur essendo piccolo, sapevo cosa volesse dire litigare con una persona e che poteva accadere una seconda volta come in effetti accadde ma in un modo ben diverso. Era un’uscita normale da scuola, stavo alle elementari e papà mi venne a prendere come tutti i giorni, ma c’era una sorpresa accanto a mio padre vidi mio nonno, che non vedo molto spesso dato che abita in Sicilia insieme alla nonna. Quel pomeriggio è stato bellissimo vederlo lì che mi abbracciava e ricordo che diceva di andare a casa per vedere la nonna. In quel momento era l’unica cosa che volevo. Quindi mentre ci dirigevamo verso la macchina, sento un urlo rivolto verso papà e cinque secondi dopo vedo una macchina che si ferma poco più avanti dalla nostra. Nonno aprì lo sportello della nostra macchina e mi fece salire; quindi chiuse lo sportello e scese con mio padre verso la macchina da cui qualcuno urlava la parola “infame”. Vidi mio padre con un pezzo di ferro in mano ma non potevo notare tanto, il vetro del retro della macchina era offuscato e non c’era mamma a proteggermi in quel momento. Fui così bravo da capire, però, che non dovevo scendere dalla macchina e mi ricordo ancora che gridavo come un disperato la parola nonno più forte che potevo, anche se sapevo bene che non mi poteva sentire. Vidi uno sputo arrivare in faccia di papà da parte del signore che stava nella macchina, così mio padre lascia il ferro per terra e apre lo sportello della macchina per far scendere quello che era il nostro vicino di casa. Papà lo prende e lo scaraventa a terra, lui si mette a gridare chiedendo aiuto ai passanti accusando mio padre e mio nonno di averlo picchiato con il ferro ormai a terra. Data la situazione poteva essere un racconto credibile: ricordo quella scena come fosse ieri e so per certo che le cose sono andate in quel modo. Fu così che da quel momento dormire o solo mangiare o abitare in quella casa o persino andare in giro mi faceva paura, proprio per questo una mattina papà mi portò dalla psicologa. Lei mi fece stare bene. Ricordo di aver fatto solo una seduta ma mi è servita tanto a capire, mi ricordo che mi disse di paragonare la mia famiglia a degli animali. Paragonai papà ad un leone e mamma ad un rinoceronte, non ricordo neanche io bene il perché della scelta degli animali ma ricordo le parole della psicologa che mi diceva: “Nulla è forte come i tuoi genitori, loro ti proteggeranno sempre. Vedi Federico: il rinoceronte è simbolo di grandezza, di superiorità, invece il leone è simbolo di forza, di istinto, quale altro animale può proteggerti come loro?”. Ammetto di non aver capito tutte le parole della psicologa, avendo sette anni, ma ero in grado di capire che erano delle cose molto belle. Chi pratica psicologia aiuta le persone proprio come quella signora ha aiutato me. Dopo quella seduta dormii molto meglio e tenni nel cuore le sue parole.

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