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3. Come aiutarli?

come aiutarli?

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La fragilità dei ragazzi può spaventare gli adulti: come possiamo aiutarli? Cosa dobbiamo fare? Non bisogna dimenticare che questa fragilità, questa non-soluzione, non è un “fatto”, può diventare una caratteristica, ma non è in sé un dato immodificabile. Le conclusioni dell’articolo di Marta Paniccia sui laboratori scolastici Zer0Magazine 2019

Come aiutarli?

Il contesto dei laboratori Zer0magazine. Prima parte

Il superoe di classe. Seconda parte

La fragilità dei ragazzi può spaventare gli adulti: come possiamo aiutarli? Cosa dobbiamo fare? Non bisogna dimenticare che questa fragilità, questa non-soluzione, non è un “fatto”, può diventare una caratteristica, ma non è in sé un dato immodificabile. Anzi è questa la fase della vita in cui la fragilità è anche la caratteristica del processo di formazione dell’identità che permette di cambiare, evolvere, apprendere, trasformare, sviluppare poteri e risorse, a volte anche affrontano situazioni difficili. Trascriviamo alcuni testi, sottolineando le risorse che i ragazzi immaginano, quelle di cui affermano chiaramente il bisogno o quelle che hanno già trovato: “Nemmeno i miei genitori comprendono questo, quell’emotività che mi distrugge ma che mi ha sempre fatto affrontare tutto a testa alta e vado fiera di sapere che non sono un robot e so provare emozioni. Vado fiera della mia emotività”; “vorrei tanto riuscire a trovare la forza di dire che soffro… è tanto se riesco a scriverlo qui come anonimo, ma ai miei amici non ce la farei proprio perché solo al pensiero mi viene da piangere. Sto scrivendo questo perché voglio dire a qualcuno ciò che provo” “molte volte ho bisogno solo di un abbraccio o anche solo sfogarmi con qualcuno”; “vorrei che si accorgessero quando sto male per rimediare e stare bene tutti”; “non mi sono mai mostrata dolce davanti a nessuno, neanche vicino ai miei familiari… ho  imparato ad assumere un carattere forte che mi ha insegnato a vivere la vita nonostante problemi abbastanza gravi, ma spero che questo carattere con il passare del tempo migliori una parte di me”; “non bisogna giudicare le persone esteriormente, bisogna conoscerle da tanto tempo prima di aprire bocca e far uscire parole che potrebbero anche ferire. Voglio solo dimostrare di avere forza e di non essere una bambina piccola ancora col ciuccio in bocca…”; “vorrei che le persone capissero che sono sensibile anche una stupidaggine potrebbe ferirmi ma allo stesso tempo aiutarmi perché l’essere sensibile non vuol dire essere impotente ma magari trovare la forza nei momenti bui”; “cerco sempre di mostrare il mio lato migliore. So che sbaglio, infatti vorrei cambiare”; “io vorrei che mie compagni sapessero della mia malattia, però poi secondo me non mi tratteranno come ora, anche se non mi calcolano molto. Vorrei che sapessero di quello che ho passato, spero che con il passare del tempo, cominciano a capire chi sono veramente”; “io voglio che i miei amici sappiano che io ci sarò sempre per loro e che li consolerò quando ne avranno bisogno”; “sono paurosa ma anche tanto forte… mi sono successe situazioni nella vita che mi hanno aiutato a sentirmi ancora più forte. Ora mi sento una ragazza capace di risolvere situazioni brutte e belle”; “se io voglio riuscire a fare qualcosa, che per gli altri può sembrare banale, io ci provo anche se potrà durare una vita. C’è una frase che continuerò a dire, ovvero: se ci credi ce la puoi fare”. I testi dei ragazzi sono universali. Le loro battaglie non sono tanto diverse da quelle del mondo degli adulti, i loro conflitti e i loro bisogni non sono molto diversi. La fase di vita, invece, sì: è in questo momento che fiorisce il potenziale di un individuo: il modo in cui giungerà a maturazione dipende da molti fattori. I loro scritti evidenziano ancora una volta l’importanza di creare relazioni improntate all’ascolto, al rispetto e alla promozione della fiducia in se stessi, relazioni in cui la rabbia sia diretta al cambiamento e non sia distruttiva, relazioni il cui il conflitto possa esprimersi, elaborarsi e risolversi. Gli adulti del sistema educativo (genitori, insegnanti, educatori, psicologi…) a volte tendono a pensare di sapere tutto, di dovere riempire vuoti e spiegare cosa fare… forse potremmo pensare di accompagnare i ragazzi e le ragazze nel progetto di creazione della propria vita, accompagnarli e promuovere un contesto in cui potersi esprimere in pienezza. Abbiamo chiuso tutti i laboratori ascoltando insieme della musica di cui riportiamo due estratti dai testi:

Io sono un fallimento straordinario/ scusate ma mi merito un applauso/ Nato e cresciuto in mezzo all’oscurità/ siamo così soli per la nostra età[4]”; “Tutti abbiamo un filo che ci lega a qualcuno ma la vita è imprevedibile, non sempre va bene/ Cercavo il tuo sorriso in mezzo a quello delle altre persone/ ma nessuno mi sorride come lo facevi tu/ Per ricordarti non mi serve una canzone/ sono un supereroe/ combatterò per noi ma lo farò qua giù”[5]. Abbiamo scelto dei pezzi provenienti dal loro mondo. Difficile descrivere la gioia dei loro visi nel riconoscere le canzoni, nel riconoscersi tra compagni cantando insieme, nel sentirsi riconosciuti dagli adulti nei loro gusti. Difficile descrivere la trasformazione: improvvisamente ogni dicotomia tra sensibilità e testardaggine, tra fragilità e forza, tra dolcezza e aggressività si risolveva cantando insieme con gli occhi lucidi o col sorriso e si poteva tollerare l’ambivalenza dandosi il tempo per crescere.

[4] “Supereroi falliti” di Low Low & Mostro

[5] “Supereroe” di Mr. Rain

Sfoglia e scarica l’intero articolo

 

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