Francesco Boer. Segnalazione

“Il femminile è un campo simbolico sconfinato, ricco di sfumature e di caratteristiche uniche, che appunto andrebbero perse se si riconducesse ogni suo aspetto alla Grande Madre”

Nel libro “Latte dell’Anima” esponi un’interessantissima panoramica di rappresentazioni iconografiche dell’allattamento. Anche in questo caso però appari in controtendenza, diffidando di accostamenti immediati sotto l’egida dell’archetipo della Grande Madre. Puoi illustrare il tuo punto di vista?

La Grande Madre è un archetipo che riconosco e rispetto profondamente. Tuttavia anche una luce troppo intensa può offuscare la vista; un’attrazione simbolica molto forte attrae a sé la mente, e così l’interpretazione di ogni cosa riporta sempre ad essa, perdendo inevitabilmente di pregnanza. È il caso ad esempio di certi bestiari medievali, in cui praticamente ogni singolo animale finisce per diventare un simbolo di Cristo: è evidente che in quel caso l’archetipo Cristo è come un fortissimo centro gravitazionale, che dispone sulla sua orbita simbolica tutto ciò che entra nel suo campo.

Con la Grande Madre a volte succede lo stesso: l’archetipo è talmente affascinante e intenso che si riconduce ad esso ogni elemento femminile che si incontra. Così, tuttavia, si perdono i dettagli, le differenze, le singole peculiarità del simbolo. Il femminile è un campo simbolico sconfinato, ricco di sfumature e di caratteristiche uniche, che appunto andrebbero perse se si riconducesse ogni suo aspetto alla Grande Madre.

In ambito archeologico, dunque, e specialmente nei confronti dell’arte preistorica, è necessaria grande cautela nell’interpretazione dei simboli, altrimenti si rischia di reinventare la storia, proiettando nell’incertezza del passato sentimenti e idee attuali.

(…)

Sempre contro le facili associazioni che poi diventano dogmatiche, in quanto seducenti ma indimostrate, hai scritto “La verità dei tempi”. Come si può combattere il fenomeno dilagante delle false notizie e dei complotti deliranti?

In “Psicologia delle folle” Gustave Le Bon scrisse: “Il meraviglioso e il leggendario sono in realtà i veri sostegni delle civiltà. Nella storia l’apparenza ha sempre avuto più importanza della realtà. L’irreale predomina sul reale.”

Complottismo e fake news sono due fenomeni che emergono in risposta alla mancanza di significato della nostra era. Il primo è una sorta di narrazione semi-spontanea, un surrogato della mitopoiesi. Il pensiero dominante non concepisce l’immaginazione se non come gioco puerile, e pertanto la cultura popolare non riesce a creare i propri miti, se non confondendoli con la realtà. Le false notizie sono simili al complottismo nella natura, ma rispetto a quest’ultimo sono completamente tecnicizzate, studiate da un centro di potere per condizionare la mentalità collettiva, con un determinato scopo in mente. Condizionare non significa convincere, sia chiaro: anche quando la notizia falsa è talmente improbabile da essere riconosciuta come tale, lascia comunque un segno emozionale, andando a costruire un clima psichico nella popolazione, che verrà poi sfruttato per fini politici o economici.

Si tratta di surrogati della mitopoiesi, dicevo, e come tali anch’essi utilizzano quelle “immagini primordiali” che Jung riconobbe come archetipi dell’inconscio collettivo. Il nemico come orco, come uomo nero. L’invasione, la terra, il sangue, i confini, la riscossa.

La mia idea è che occorre imparare ad ascoltare le narrazioni complottiste, e soprattutto ad interpretarle. Il loro valore non si colloca, ovviamente, sul piano del reale, ma su quello simbolico: sono storie scambiate per verità, ma in quelle storie vengono espressi, per speculum in aenigmate, sentimenti, paure e ansie che serpeggiano nel sentire collettivo, e che non trovano altro modo che questo per far sentire la propria voce. Sono tensioni psichiche di cui gli stessi complottisti non hanno consapevolezza: scosse telluriche nel profondo dell’inconscio collettivo. Non ha alcun senso, dunque, deridere e zittire queste modalità di espressione, per quanto siano bislacche e spesso deleterie. Bisogna armarsi di pazienza, e capire cosa si cela dietro le storie. Una ricerca che ci potrebbe offrire antidoti efficaci anche contro il dilagare delle fake news, che fanno appunto leva sulle stesse tensioni inconsce popolari.

da http://www.minimaetmoralia.it/wp/potere-dei-simboli-conversazione-francesco-boer/

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