2 marzo fumettisti a Morlupo: BIGIO

Le storie di Gawain e Doralice e di Mashhit e Luna sono due narrazioni che si lasciano leggere e guardare soprattutto perché sono avvincenti e frutto di un modo di intendere il fumetto che lo afferma a ogni pagina. Come se queste due storie rappresentassero la singolarità di due vicende prodotte da una riformulazione esistenziale reale quindi non salvifica, quindi enigmatica, in cui quell’essere o non essere umani di tutti i personaggi, costituisce tanto un fattore nostalgico quanto un vettore capace, forse, di battere strade liberate dai mostri più insidiosi, cioè proprio quelli che non riuscivamo a credere che fossero i veri mostri.

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Con il patrocinio della Regione Lazio, il patrocinio e contributo del Comune di Morlupo sabato 2 marzo a Palazzetto Borghese dalle 16Mostra, presentazione di DAYS, BIGIO in dialogo con il pubblico. INGRESSO LIBERO

Su DAYS di Luigi (Bigio) Cecchi, Associazione Culturale LAPUTA, 2018

di Viviana Scarinci

I modi per leggere DAYS sono molti, vi dico come l’ho letto io. DAYS è un’opera di settanta pagine che si può considerare divisa in quattro parti: la prefazione di Ilaria Troncacci, due storie a fumetti di Luigi Bigio Cecchi e la postfazione di Paola Del Zoppo. Ognuna di queste parti offre un ventaglio di possibilità di approccio all’opera notevole e l’illustrazione di un corredo tematico che riguarda strettamente la contemporaneità.

Per come appare a uno sguardo iniziale, DAYS costituisce la prima pubblicazione di un libro di fumetti, operata dal progetto editoriale dell’associazione culturale LAPUTA. E già questo non è cosa da poco. Il mondo delle associazioni che si occupano di produrre cultura entro nicchie così specializzate, è un universo per assunto estraneo alle pratiche comunicative, editoriali e commerciali consumate. Così estraneo da finire per illustrare, attraverso la precisazione di scelte, azioni e modalità di intervento originalissime, le questioni più stringenti nascoste nei meandri dell’attualità creativa e espressiva del proprio tema.

Così Ilaria Troncacci ci porta a comprendere, nella prefazione dell’opera come i fumetti D-RAIN e La morte non è niente contenuti in DAYS siano soprattutto, il felice approdo di un’intenzionalità etica, chiara e condivisa, tanto dall’associazione LAPUTA che dall’autore. Una condivisione forte che traspare dalla proposta di un’opera di alto livello interlocutorio che per mezzo del fumetto irrompe entro le questioni di natura esistenziale più spinose che riguardano sia gli anagraficamente adolescenti che i tardo adulti di oggi.

I due fumetti contenuti in DAYS, per essere pienamente intesi nella loro efficacia polisemica, si avvalgono della preziosa postfazione di Paola Del Zoppo che in qualità di critico letterario, ci accompagna a una fruizione disincantata e mondata dai luoghi comuni che riguardano tanto il fumetto quanto alcune caratteristiche del poema epico della classicità. Nel caso di un autore come Luigi Bigio Cecchi, infatti, la classicità di certe formule letterarie diventa, la base di una traslazione fondamentale, interessante soprattutto in senso generazionale. Quello che l’autore ci offre, attraverso un testo scarno e delle immagini nitidissime, è la formulazione di un ermetismo che avvicina il fumetto alla poesia, attraverso soluzioni e immagini in grado di forzare le attese che creano, mobilitando tutto l’altro cui un’opera che si vuole umanista deve attingere, in parte ricordando, in parte superando quanto abbiamo già visto e abbiamo già letto.

L’identità, la morte, l’eros, la religione, come tutto ciò giochi un ruolo determinante entro la relazione uomo donna, sono qui temi illustrati al fine di volutamente ingannarci, in primo luogo sui veri motivi dell’eroicità dell’eroe e dell’eroina e ancora di più su chi siano i veri mostri e i veri eroi, e di conseguenza su una necessaria ridefinizione del concetto di identità, quando si parla dei principi di mascolinità e femminilità che regolano le relazioni. Tutto questo viene proposto da Bigio attraverso personaggi che prendono vita direttamente entro ciò che Del Zoppo chiama “estremismo del sentire, dotato di un’umana mostruosità” precisando questa sua definizione, in termini di ascendenza letteraria in una postfazione che costituisce sia un corredo all’opera che un documento di un’importanza e una validità a sé stante.

Ma le storie di Gawain e Doralice e di Mashhit e Luna sono due narrazioni che si lasciano leggere e guardare soprattutto perché sono avvincenti e frutto di un modo di intendere il fumetto che lo afferma a ogni pagina. Come se queste due storie rappresentassero la singolarità di due vicende prodotte da una riformulazione esistenziale reale quindi non salvifica, quindi enigmatica, in cui quell’essere o non essere umani di tutti i personaggi, costituisce tanto un fattore nostalgico quanto un vettore capace, forse, di battere strade liberate dai mostri più insidiosi, cioè proprio quelli che non riuscivamo a credere che fossero i veri mostri.

 

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