Fondo librario di poesia di Morlupo

Una moltitudiene di storie mancanti. Charles Reznikoff

‘Reznikoff, infatti, fin dagli anni Settanta, periodo in cui Holocaust fu pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti, rifugge dai vittimismi evitando in ogni parte del suo discorso quelle modalità di chi, per motivi diversi, intende appropriarsi della visibilità dell’altro in quanto vittima.

In quest’ottica Olocausto sembra curiosamente rifarsi a quella distanza, nominata dalla filosofa americana Judith Butler, che si frappone tra corpi visibili e corpi invisibili, ossia tra perdita di vite umane che sono riconosciute, e perciò narrabili in quanto portatrici di una storia che altri possono trasmettere, e la perdita di vite collocate “al di là della sfera del pensabile” quindi private di tutto: nomi, volti, storie che siano in grado di suscitare quell’empatia necessaria alla sopravvivenza, non pretestuosa, della memoria di quanto è stato’

Centro Culturale Libellula Morlupo

Reznikoff sembra sapere che qualora il poeta ricercasse un contenuto adeguato a certe apocalittiche mancanze di significato si ridurrebbe a una sorta di rètore, che non restituirebbe mai a chi legge i fatti che è necessario ricordare.

di Viviana Scarinci

reznikoff1Testo già pubblicato su Il primo amore . Olocausto” di Charles Reznikoff  nella traduzione di Andrea Raos edito da Benway Series è disponibile in consultazione presso il fondo librario di Morlupo


Charles Reznikoff nasce a Brooklyn il 31 agosto 1894, nel ghetto di Brownsville, da una famiglia di ebrei russi immigrati in seguito al pogrom che seguì l’assassinio di Alessandro II nel 1881. È nel ghetto che il giovane Reznikoff comincia a esercitare la sua personalità sintonica, ossia un’attitudine che è il frutto di uno speciale equilibrio che connette le componenti intellettive, emotive e motorie di un individuo. Capace di camminare per venti miglia al giorno, pare che…

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