Società civile e servizi socio sanitari

Quest’anno la sezione di Zer0Magazine 2018  dedicata ai laboratori si scrittura rivolti al disagio si apre con un’intervista a Rosa D’Acunzio, psicologa del CSM che ha seguito dal principio il nostro progetto dedicato agli utenti del servizio.


Un’intervista di Viviana Scatinci a Rosa D’Acunzio

Come spiegherebbe alle nostre lettrici e ai nostri lettori che cos’è il disagio mentale?

Nel campo della Psicologia/Psichiatria si distinguono due stadi di sofferenza psicologica. Il disagio è un malessere che ancora non si è manifestato in una patologia conclamata. Il soggetto avverte ansia per il futuro, frustrazione, difficoltà relazionali. Da questo stato indefinito, l’individuo, se non aiutato, può manifestare una vera e propria patologia (depressione, schizofrenia, fobia sociale ecc..). Negli ultimi anni, lo stato di incertezza, di mancanza di opportunità, ha aumentato moltissimo le situazioni di disagio. È compito dei servizi psichiatrici diminuire il rischio e assistere i casi più gravi.

Che definizione darebbe della parola “abuso” rispetto alla sua esperienza personale e professionale di donna che lavora?

Si può definire un abuso, qualsiasi forma di coercizione fatta ad una persona per fini utilitaristici (sfruttamento lavorativo, sessuale, psicologico). L’abuso presuppone che ci sia un individuo che, per la sua posizione dominante, metta una persona in uno stato di fragilità sociale o psicologica, in condizione di non poter scegliere, reagire. Fortunatamente nella mia vita non ho avuto bisogno di accettare dei compromessi o delle imposizioni da parte di altri. Questo è valso sia nell’ambiente di lavoro che nell’ambiente sociale più allargato. Indubbiamente l’ambiente in cui lavoro è un ambito che, sia per formazione del personale, sia per una propria storia culturale, non ha mai accettato tentativi di prevaricazione dei “potenti”. Capisco però che in altri ambienti, meno acculturati e meno strutturati, il problema possa esistere.

Qual è il motivo del suo impegno di lungo corso rivolto al progetto Zer0magazine e ai nostri laboratori?

Soprattutto dopo la grande crisi del 2008, anche in un servizio “forte” come il Dipartimento di Salute Mentale, con la diminuzione del personale e con la carenza di risorse, è sempre stato più difficile rispondere alle richieste che, come abbiamo visto, sono aumentate a dismisura. Pur non negando che in alcuni casi ci sono state delle difficoltà, soprattutto nell’affrontare le situazioni di sofferenza dovute a problemi economici e di degrado sociale, il servizio in cui lavoro, ed io stessa, ci siamo impegnati ad intervenire in tutte le situazioni. Personalmente ho cercato di sopperire alle carenze oggettive aumentando la mia disponibilità per affrontare le problematiche psicopatologiche dei pazienti ad ampio raggio. L’attività con l’Associazione “Libellula” creando una sinergia tra “società civile” e servizi socio-sanitari, ne è una valida testimonianza.

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