Il fumetto: un mezzo potentissimo di Ilaria Troncacci

Di seguito l’articolo di Ilaria Troncacci che descrive l’andamento e gli esiti dei laboratori tenuti durante l’anno scolastico 2017/18 presso l’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino. Il testo è stato pubblicato su  Zer0Magazine 2018


Ilaria troncacci“Il fumetto ci è sembrato particolarmente adatto per agire su un territorio che vede proprio nello sfilacciamento del tessuto sociale uno dei problemi fondamentali”


L’associazione  culturale Laputa ha preso parte per la prima volta quest’anno ai laboratori inseriti nel progetto Zer0Magazine, promosso dall’associazione Libellula. Laputa nasce nell’estate del 2017, dalla volontà di alcuni appassionati convinti che sul territorio di Bracciano (dove Laputa nasce e opera) ci fosse tanto da fare, poca offerta e quindi moltissime possibilità. L’occasione che ci ha portato a formalizzare il gruppo, inizialmente spontaneo, è stata la creazione e la stabilizzazione del gruppo di lettura “Dialoghi a fumetti” e il fatto che la nostra azione si sia strutturata proprio attorno al fumetto è di per sé significativo. A nostro  avviso il fumetto è un mezzo espressivo potente e multiforme che rifiuta di essere incasellato in un sistema di generi e categorie il che lo porta il più delle volte ad essere frainteso o ignorato. Non è d’aiuto alla causa del fumetto il fatto che negli ultimi anni questo abbia assunto un ruolo piuttosto rilevante nel mercato editoriale, soprattutto grazie alla mole di manga tradotti e pubblicati in Italia da grandi case editrici come Panini e Starcomics. Il fenomeno manga porta con sé anche una serie di corollari, come mode musicali o di abbigliamento, e soprattutto le grandi fiere del fumetto che con il loro apparato di esibizionismo e mercificazione hanno contribuito non poco alla percezione infantilizzante del fumetto. Nell’errata concezione che la semplicità sia più facilmente vendibile, i prodotti pubblicati si standardizzano arrivando a dar credito alla concezione di fumetto come cosa da bambini, con l’unico effetto di allontanare potenziali lettori togliendo mercato a prodotti di valore, ma anche andando incontro ad un’inevitabile contrazione del mercato.

Non è un caso che negli ultimissimi anni  alle fiere del fumetto abbia maggiore spazio e maggiore mercato il merchandising rispetto ai fumetti. C’è da dire che il mercato editoriale italiano non fa sconti a nessuno, e così come la letteratura e la poesia risentono di politiche editoriali poco oculate e lungimiranti anche il fumetto di valore rischia di perdersi nella mole spropositata di prodotti nazionali e internazionali.

Per questo Laputa ha fatto propria l’ambizione di ritagliare attorno a questo bel mezzo espressivo, spazi di consapevolezza e dignità, facendo sì che insieme si possa capire come funziona il fumetto imparando ad apprezzare le opere migliori e a distinguerle da quelle di minore o nessun valore. Il fumetto è inoltre secondo noi un mezzo di dialogo: dialogo tra forme espressive, prime tra tutte la letteratura e il cinema; dialogo tra modelli sociali diversi, ogni società si approccia al fumetto in modo caratteristico, diverso è il fumetto francese da quello giapponese, o quello italiano da quello statunitense; e ancora dialogo tra provenienze e generazioni differenti, poiché la sua interpretazione richiede una quantità multiforme di competenze.  Il fumetto ci è sembrato quindi particolarmente adatto per agire su un territorio che vede proprio nello sfilacciamento del tessuto sociale uno dei problemi fondamentali.

La collaborazione con l’associazione Libellula ci ha dato modo di poter lavorare su questi temi in un territorio nuovo per noi come quello di Morlupo, e con uno sguardo diverso.

Così ha preso vita il laboratorio sul fumetto portato avanti insieme ai ragazzi delle classi III A, III B e III C dell’Istituto Comprensivo Falcone e Borsellino di Morlupo. Ai ragazzi è stato proposto un percorso attraverso il mondo del fumetto, a partire dalle regole comunicative di base per arrivare fino alla creazione di prodotti originali che sono risultati di grande spessore. Il primo tema affrontato insieme ai ragazzi è stato proprio quello della comprensione del mezzo fumetto al di là di preconcetti e pregiudizi.

Il fumetto è una cosa da bambini? Il fumetto è un libro per chi è troppo pigro per leggere? La semplicità è sinonimo di superficialità? Il fumetto è davvero poi così semplice come l’immaginario comune lo dipinge? Abbiamo cercato di rispondere a questi interrogativi insieme ai ragazzi e molte altre domande sono sorte da queste prime, spingendo i ragazzi a interrogarsi su giudizi e categorizzazioni più profondi che spesso li riguardano in prima persona. Abbiamo analizzato il “lessico” fondamentale del fumetto, i segni grafici che lo caratterizzano, le convenzioni che utilizza e per meglio comprenderlo ne abbiamo decostruito il linguaggio. I ragazzi si sono esercitati nel riconoscere il modo in cui gli autori giocano con le regole per sorprendere o coinvolgere il lettore e soprattutto si sono sperimentati nell’individuare lo spazio di creatività che spetta al lettore nell’interpretazioni di immagini e dialoghi ma non solo, abbiamo infatti appurato con i ragazzi che il più grande spazio creativo per il lettore risiede proprio nello spazio bianco che separa vignetta e vignetta. È quello spazio che rappresenta infatti la forza del fumetto, un confine che ha in sé una potenza creativa strepitosa, spazio e tempo possono condensarsi o dilatarsi all’infinito, e all’interno di questo spazio il lettore diventa a sua volta autore e creatore. I ragazzi hanno dimostrato di saper mettere a frutto questo spazio di libertà in modo creativo e consapevole dialogando con le tavole proposte in modo mai banale. Alle classi sono state poi presentate varie forme di fumetto ciascuna, ancora una volta, con il proprio bagaglio di regole, possibilità e limiti, ed è stato chiesto loro di sperimentarsi nell’uso di alcune di queste forme. In particolare abbiamo giocato con la striscia a fumetti, familiare ai più e apparentemente semplice nella forma. Abbiamo proposto alle classi un esercizio di composizione e si sono trovati a costruire un contesto attorno alle poche battute fornite.

I ragazzi hanno risposto con grande fantasia e ironia dimostrando di aver perfettamente compreso il funzionamento del formato della striscia arrivando persino a superarla, dimostrando di sfuggire con creatività a logiche precostituite. Alcuni ragazzi hanno prestato una grande attenzione allo stile grafico, trovando un modo originale per dare spessore al compito assegnato. Partendo infatti tutti dalle stesse battute e dovendone sviluppare il contesto alcuni sono riusciti a far parlare le immagini in modo a dir poco dirompente, superando di molto i limiti imposti dal mezzo preso in esame. Il fumetto ha molti modi per parlarci, ma cosa dice? Questa è stata la seconda fase del nostro lavoro, il messaggio nei fumetti, così come in qualunque narrazione, deve essere attentamente interpretato per essere compreso ed è necessario conoscere bene il linguaggio per svelare le piccole manipolazioni retoriche e non lasciarsi quindi sviare.

Perché, come dicevamo, il fumetto non è semplice e quindi può veicolare qualunque tipo di messaggio. L’autore può far dire ai personaggi cose che non rispondono alla realtà, può attribuire ruoli e pensieri che mistificano, può usare il sarcasmo o l’ironia per mascherare il vero messaggio.

I ragazzi in questa fase sono stati bravi ad attingere alla propria esperienza per decifrare i messaggi, hanno facilmente individuato meccanismi di rovesciamento, e soprattutto hanno dimostrato una grande consapevolezza nel riconoscimento e nell’utilizzo dei luoghi comuni. Abbiamo chiesto ai ragazzi di immaginare il seguito di alcune strisce che erano state al centro dei laboratori di Zer0magazine dello scorso anno e loro si sono spesi molto per dare seguito al messaggio originale delle vignette (per comprenderlo quindi) arrivando a produrre lavori significativi, sia da un punto di vista grafico che contenutistico. Alcuni lavori hanno un livello di dettaglio che tradisce una consapevolezza del mezzo davvero notevole. Le espressioni dei personaggi, le pose, gli elementi scenografici fanno emergere come il ragazzo che ha portato a termine il lavoro sappia perfettamente in che modo funziona la costruzione di una scena e quale potere narrativo abbiano i dettagli.

Dato ai ragazzi uno spazio di manovra più ampio rispetto al primo esercizio proposto, hanno saputo mettere in campo abilità e immaginazione talvolta davvero sorprendenti. Hanno saputo mescolare quanto appreso durante gli incontri in modo intelligente e personale. C’è chi ha sperimentato forme di linguaggio alternative, utilizzando una tecnica propria del fumetto, trasmettendo il messaggio non attraverso le parole ma attraverso un’eco di queste o l’allusione a parole che non ci sono ma che noi possiamo facilmente immaginare. Altri hanno giocato con forme grafiche diverse usando tecniche di colorazione davvero pregevoli, come la bicromia o una tecnica di ombreggiatura che richiama quella data dalla retinatura (molto usata nella realizzazione dei manga). L’ultima fase del nostro percorso è stata rivolta a comprendere come un fumetto prende vita, dall’ideazione del soggetto fino all’inchiostratura finale. I ragazzi hanno sperimentato il percorso lavorando in gruppo e il fatto che le belle idee su cui i ragazzi hanno lavorato durante l’incontro, non si siano poi tradotte in lavori finiti è per noi un grande rimpianto. Seguendo i lavori in classe abbiamo visto nascere dei prodotti davvero belli a cui i ragazzi hanno lavorato con passione, mettendo in campo oltre a competenze tecniche anche importanti doti relazionali. Avendo a disposizione un altro incontro i ragazzi avrebbero potuto portare a termine in classe i lavori iniziati che si sono invece purtroppo persi nel lavoro autonomo e che senza dubbio avrebbero dimostrato quanto il percorso svolto sia stato compreso e messo a frutto. Ne sono un bell’esempio la sceneggiatura surreale e il character design prodotti da un gruppo di lavoro della III B e le tavole prodotte e ultimate dal gruppo di lavoro della III C. Ma al di là del risultato ultimo è stato bello vedere il grande potenziale, spesso appena dissimulato, di ragazzi intelligenti, capaci e curiosi che si sono gettati con passione nel progetto, ragionando con noi e giocando con uno mezzo così poco compreso.

I ragazzi non si sono mai tirati indietro mettendo in discussione i loro stessi pregiudizi senza temere di cambiare idea. Sono stati entusiasti di apprendere e di sperimentare ma soprattutto hanno smascherato i meccanismi di svilimento che portano alla costruzione di preconcetti e incasellamenti e la speranza è che questa intuizione a partire dal fumetto sedimenti dentro di loro e continui a far sentire la propria voce di tanto in tanto in ambiti diversi.

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