Sono cose da grandi

Prosegue la rubrica del nostro Fondo Librario sul romanzo scritto da donne. Oggi si parla de “Sono cose da grandi” di  Simona Sparaco. Buona lettura! 

di Vittoria Gravina 

Vittoria Gravina
Vittoria Gravina

Per il terzo appuntamento della rubrica sulle scritture femminili nella letteratura contemporanea ho riflettuto sulla forza. Mi sono chiesta quale forza ci permetterebbe di coniugare la nostra parte bambina con la consapevolezza dell’età adulta. Per la madre di Sono cose da grandi, edito da Einaudi nel 2017, l’interruttore è la paura.

Quando un camion bianco si getta sui passanti dalla Promenade des Anglais di Nizza la madre di questo romanzo vede per la prima volta la paura farsi strada negli occhi del figlio. Una tragedia lontana, trasmessa dalla televisione, se non fosse per quel passeggino e quel peluche proprio uguale a Bibi, l’orsetto del bambino.

Come un interruttore questo evento accende nella madre la paura di non poter proteggere il figlio per sempre, di doverlo consegnare un giorno al mondo. Poi, alla sue spalle, quella voce: «È da grandi», che il bambino dice guardando le scene in televisione.

È da grandi, non voglio capire, non ora, sembra supplicare il bambino che per la prima volta cede la propria curiosità per la rassicurazione. Quel “sono cose da grandi” che gli adulti usano per non spiegare o, ancor peggio, per fingere che ci sia una spiegazione e che in genere i bambini sembrano programmati per combattere inchiodando così i grandi alle loro contraddizioni.

Quel “sono cose da grandi” che invece, questa volta, ha cominciato a innestare le sue radici malate nel bambino.

Perciò la madre racconta, per la prima volta, al figlio Diego l’esistenza del male. Quel male che non ha il potere catartico delle fiabe. Quel male rappresentato da chi è disposto a sacrificare la propria vita e quella della propria famiglia per un ideale.

È così, con il desiderio di voler scrivere una specie di manuale di sopravvivenza, che questa madre trova il coraggio di affrontare quegli eventi che no, non sono cose da grandi. Una lettera che insegni al figlio a conservare quegli occhi vergini per svuotare tante parole, che gli adulti hanno paura di pronunciare, del loro significato e guardare quelle contraddizioni, quelle storture per trovare il coraggio di cambiarle.

Certo, per fare tutto questo serve una scatola magica. Una scatola dove abbiamo messo tutti i nostri sogni, i progetti e i desideri che ci aiuti a credere in tante cose, perfino nei supereroi. Ricordandoci di riempire la nostra scatola con cura e non con cose inutili o non abbastanza importanti, per non correre il rischio di smettere di credere o di buttarla; di ricordarci di tenerla sempre aperta, di diffidare dalle scatole ermetiche e di cercare nell’altro l’incontro, le similitudini senza avere paura di perdere ciò che abbiamo.

Perché succede che «la vita non dia nessun preavviso di congedo» perciò è importante dare sempre valore al proprio tempo, sia che lo si passi in fila che in una sala d’attesa.

Facciamo in modo di conservare la purezza di quello sguardo, la spontaneità di quel gesto che da bambini ci faceva vedere chiaramente l’insensatezza di tanti eventi e prendiamo per mano l’adulto che siamo oggi. Un adulto che ha l’età per agire, e facciamoli camminare insieme affinché, per reagire, non ci serva riconoscere in una tragedia, degli oggetti familiari o un figlio da proteggere ma solo il desiderio di voler essere degli adulti migliori.

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Simona Sparaco  scrittrice e sceneggiatrice, è nata a Roma. Dopo aver preso una laurea inglese in Scienze della Comunicazione, spinta dalla passione per la letteratura, è tornata in Italia e si è iscritta alla facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. Ha poi frequentato diversi corsi di scrittura creativa, tra cui il master della scuola Holden di Torino. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Lovebook e, nel 2010, Bastardi senza amore, tradotto anche in lingua inglese. Nel 2013 è uscito per Giunti Nessuno sa di noi, un istantaneo bestseller del passaparola, ristampato in 21 edizioni, vincitore del Premio Roma e finalista al Premio Strega. Nel 2014 è uscito, sempre per Giunti, Se chiudo gli occhi (Premio Selezione Bancarella, Premio Salerno Libro d’Europa e Premio Tropea). Equazione di un amore è il suo ultimo romanzo.

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