Sui sogni e i loro effetti

Prosegue la rubrica del nostro Fondo Librario sul romanzo scritto da donne. Oggi si parla de “Gli effetti secondari dei sogni” di  Delphine De Vigan. Buona lettura! 


di Vittoria Gravina 

Vittoria Gravina
Vittoria Gravina

 

Per il secondo intervento sulle scritture femminili nella letteratura contemporanea ho pensato alla spontaneità del gesto. Quella spontaneità che da piccoli ci faceva agire semplicemente e che non ci faceva rassegnare davanti a quel le cose sono come sono.

È nel libro di Delphine De Vigan, Gli effetti secondari dei sogni, edito da Mondadori nel 2009, e in particolare nella piccola protagonista Lou che ho trovato l’autenticità di quel gesto.

Lou è una ragazzina di tredici anni e ha un quoziente intellettivo di 160, motivo per cui frequenta una classe di ragazzi più grandi. Nelle relazioni si è sempre sentita piccola e inadeguata, per questo la monitora, controllando le sue reazioni e i suoi atteggiamenti.

Lou si è sempre sentita come se fosse fuori da una cornice dall’altra parte di una vetrata, immensa e invisibile. È grazie a una relazione orale come compito scolastico che Lou conosce No, una giovane senzatetto di soli diciotto anni.

Un pomeriggio, alla stazione dei treni della Gare d’Austerlitz, mentre Lou guarda l’emozione sui volti della gente, quell’emozione che si intuisce dagli sguardi, dai gesti, dai movimenti, No le picchietta sulla spalla per chiederle una sigaretta e per la prima volta Lou sente che quel gesto potrebbe tracciare intorno a loro, un cerchio da cui finalmente non sentirsi esclusa.

È così che comincia la loro amicizia, dalla consapevolezza che quella ragazza debba conoscere qualcosa della vita che fa paura. E dalla certezza che No mai avrebbe riso né fatto domande per quel  e tutto quanto che Lou aggiunge sempre ai suoi discorsi.

Quel “e tutto quanto” dentro cui, spesso, può starci il mondo.

Mondo che finisce presto per girare attorno a No, alle domande su come una ragazza di soli diciotto anni possa finire in strada, senza nessuno, senza una casa. A interrogarsi su quando le cose siano cominciate a diventare il sintomo di un mondo malato. Quando i “le cose sono come sono”, i “la vita è ingiusta” e i “prima lo accetti prima diventerai grande”, hanno smesso di essere un motivo valido per cambiare e sono diventati una giustificazione.

È così che Lou invita No a casa sua, a vivere con lei e la sua famiglia. Una famiglia che da tempo è tenuta insieme da frasi di circostanza e dal silenzio. Implosa dopo la morte della sorella di Lou ancora neonata.

Con l’arrivo in casa di No la madre di Lou torna a tavola, torna a parlare, torna alla vita e il padre di Lou smette di fingere che tutto vada bene, non serve più, si può ricominciare.

Finalmente Lou si sente parte di qualcosa; lei e No stanno insieme, come a No piace spesso ripetere, assieme a quel ti fidi di me? ripetuto in continuo e dietro cui Lou ha paura che si celi il tradimento.

Come ne Il Piccolo Principe, Lou spera di addomesticare No, come il piccolo principe fa con la volpe affinché siano l’una per l’altra uniche al mondo ma forse per No è difficile accettare, è difficile ricominciare, forse crede di essere troppo rovinata, o che sia troppo tardi e che per lei non ci sia più futuro. Forse quando No racconta a Lou che appena avrà abbastanza soldi raggiungerà il vecchio fidanzato delle scuole in Irlanda vorrebbe crederci anche lei; vorrebbe credere che al mondo ci sia ancora qualcuno che la aspetti, che la vita le riservi ancora qualcosa di buono senza però riuscire a convincersene fino in fondo.

Le cose allora non sono come sono e accettarlo non ci farà diventare adulti migliori e spesso è vero le cose non vanno come avremmo voluto, è allora che dovremmo imparare a notare gli effetti secondari dei sogni, come quel padre, quella madre e quella bambina che dopo l’arrivo in casa di una sconosciuta tornano a essere una famiglia, e imparare a cogliere la bellezza collaterale.

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Delphine De Vigan è una scrittrice francese. Il suo primo romanzo Giorni senza fame è stato pubblicato nel 2001 dalle edizioni Grasset sotto lo pseudonimo di Lou Delvig. Con Gli effetti secondari dei sogni ha vinto il prestigioso Prix des Libraires al Salon du Livre nel 2008. Nel 2011 Niente si oppone alla notte, biografia romanzata della vita e del suicidio di sua madre Lucile Poirier, è stato tra i finalisti al premio Goncurt.

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