Le manifestazioni della malattia di Sara Agostini

di Sara Agostini

IMG_20180511041037_1L’Alzheimer è la principale forma di Demenza progressivamente ingravescente: danneggia il cervello e in base all’area danneggiata, compaiono sintomi e omportamenti particolari che segnalano l’area cerebrale principalmente colpita e il network di sistemi neuronali coinvolti. Questa segnalazione riguarda quelle funzioni maggiormente compromesse, motivo per cui i disturbi che il malato presenta sono fondamentalmente di due tipi: disturbi cognitivi e disturbi del comportamento.
Le funzioni cognitive colpite cui si fa riferimento quando parliamo di demenza sono attenzione, memoria, linguaggio,
la capacità di apprendere nuove informazioni, di pianificare ed eseguire gesti complessi, di riconoscere gli stimoli, di elaborare pensieri astratti, di valutare in modo adeguato le situazioni. In primo luogo si modifica l’efficienza dell’attenzione producendo importanti conseguenze: diviene sempre più difficile per il malato prestare particolare attenzione ad uno stimolo. La funzione di filtro fra stimoli interferenti subisce un significativo deterioramento. Di fatto, il malato fatica molto a concentrare selettivamente l’attenzione su uno stimolo bersaglio, disturbato dalla presenza di più stimoli presenti contemporaneamente. Ad esempio due persone che parlano fra loro in un ambiente in cui si registra un rumore di sottofondo potrebbero rappresentare già un eccessivo numero di stimoli per il paziente. Contemporaneamente il malato trova difficoltà a svolgere la maggior parte dei compiti quotidiani (es. rifare un letto, vestirsi, farsi la barba…): per ognuna delle sequenze di azioni, necessarie a svolgere l’intero compito, occorre una concentrazione eccezionale. Tutta la quantità di attenzione che ha a disposizione serve al malato per gestire un solo compito non essendo più possibile prestare attenzione anche ad altri stimoli concomitanti (es. parlare o ascoltare la radio mentre sta facendo un lavoro; seguire il discorso di qualcuno che gli sta parlando). Può effettuare solamente un compito o l’altro. Naturalmente tutto ciò non si verifica improvvisamente, piuttosto si possono osservare tali difficoltà comparire gradatamente. È facile attribuire alla stanchezza i suddetti deficit, ma la loro continuità ed il loro accentuarsi, in un processo lentamente ingravescente in cui si aggiungono i deficit di memoria, devono porre in allarme chi gli vive accanto. Il cattivo funzionamento della memoria (amnesia) è in fatti uno dei sintomi più importanti della demenza. La difficoltà a ricordare eventi recenti si accentua fortemente, rispetto a quanto accade normalmente alla persona anziana, unitamente alla difficoltà a immagazzinare nuove informazioni. Il malato, non trattiene quasi nulla di quanto gli viene detto o chiesto di ricordare, sebbene inizialmente siano meglio conservati i ricordi del passato (memoria remota).

Copertina ZM 2018

Tuttavia, anche questi possono subire particolari trasformazioni: il malato spesso mescola i
ricordi, attribuendo al presente informazioni ed avvenimenti che risalgono invece a molti anni prima (trasposizioni e confabulazioni). Naturalmente il paziente non possiede coscienza di tale confusione nella successione temporale; quando gliela si fa notare, spesso si mostra in difficoltà nel ricollocare nella giusta sequenza il ricordo in questione. Può accadere che, interrogato sulla propria età, risponda di avere trenta, quaranta anni in meno. Una simile risposta indica che, con molta probabilità, i ricordi autobiografici successivi a quella età sono andati in gran parte perduti; questo il motivo per cui, a volte, il paziente esprime preoccupazione per i bambini piccoli
da accudire, per la mamma ammalata, per il marito che deve rientrare dal lavoro, sebbene nella realtà il soggetto ha settanta anni, è vedovo ed i figli sono adulti, a loro
volta genitori. È a questo livello che il paziente inizia una gravosa regressione psichica. Man mano che la malattia avanza, non soltanto il fenomeno può accentuarsi, bensì
verranno cancellati anche i ricordi più lontani: nella mente del malato è come se si creasse il vuoto. Poiché noi di fatto siamo la nostra memoria, assistiamo ad un doloroso
processo di sgretolamento identitario. In seguito al progressivo deteriorarsi delle aree cerebrali preposte all’elaborazione del linguaggio, il paziente si ritrova sempre più incapace nel tradurre il proprio pensiero in parole e le parole altrui in concetti corrispondenti. Una tale alterazione del linguaggio prende il nome di afasia. In particolare, ciò che viene perso, anche in collegamento con il deterioramento della memoria semantica (quella che raccoglie il significato delle cose), è l’aspetto simbolico della parola (la parola come segno convenzionale che sta al posto della realtà alla quale si riferisce): io non ho bisogno di vedere una bicicletta per sapere che cosa è; mi basta la parola. La demenza rende dapprima sempre più difficile e poi impossibile questo processo: le parole si svuotano a poco a poco dei loro significati. A complicare ulteriormente questo quadro di deterioramento cognitivo, rendendo ancora difficoltosa la gestione assistenziale dei malati da parte di chi di loro si prende cura, sono i disturbi del comportamento correlati alla demenza. Uno tra i più frequenti nella AD è l’aggressività, sia in forma verbale che, più raramente, nella forma di aggressività fisica: il malato picchia, graffia, cerca di mordere, scalcia, oppone resistenza, respinge. Queste manifestazioni, anche se appaiono improvvisamente e apparentemente non sembrano determinate da qualcosa di specifico, costituiscono molto spesso una vera e propria reazione difensiva del paziente da qualcosa da cui si è sentito minacciato: non va dimenticato che il demente non è in grado di leggere, decodificare, interpretare, comprendere pienamente ciò che accade intorno a lui o ciò che gli si richiede. Concomitanti espressioni sono il vagabondaggio e l’affaccendamento. Il primo consiste sostanzialmente in un’attività di deambulazione incessante; il paziente tende a camminare senza una meta ed uno scopo precisi, rispondendo a un impulso/bisogno interiore incontrollabile. L’affaccendamento indica invece un insieme di gesti e comportamenti ripetitivi svolti senza una finalità apparente. Il malato appare indaffarato in attività prive di un fine logico, di cui non sempre è facile comprenderne il senso, impegnato in una continua ripetizione quasi automatica. La comparsa di questo disturbo del comportamento è un chiaro segnale delle difficoltà che il paziente incontra nell’interazione con l’ambiente che lo circonda o di qualche  suo disagio fisico. Possono inoltre manifestarsi: depressione, alterazione del ritmo sonno-veglia, disturbi del comportamento alimentare. La fase più avanzata della demenza si distingue per una grave perdita dell’autonomia funzionale e generalmente sopraggiunge dopo molti anni, sebbene esista un’ampia variabilità in relazione al tipo di demenza, all’età del paziente, alla presenza di altre patologie. Una simile malattia non può che coinvolgere l’intero sistema familiare che di fatto va incontro a un processo di adattamento e di accettazione di una forma subdola di lutto, in quanto costringe quest’ultimo a separarsi dall’immagine conosciuta del proprio caro. Perciò è necessitano un adeguato supporto psicologico che prenda in carico l’intero nucleo familiare. Ma ricordiamoci che la memoria non è la registrazione fedele del passato bensì fornisce informazioni che utilizziamo per costruire la nostra storia identitaria e familiare, frutto di ricordi indelebili che albergano in ciascuno di noi.

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