Quando la madre è un fiume

Per inaugurare la sezione del Fondo Librario dedicata alla scrittura delle donne, abbiamo chiesto a Vittoria Gravina, non tanto di recensire, ma di creare dal punto di vista stilistico, un suo personale racconto di ciascuno dei cinque romanzi che hanno contribuito alla sua formazione in senso non solo letterario. Ci siamo accordate, con Vittoria, per il racconto di un racconto, perciò una rielaborazione che riproducesse uno dei tanti punti di vista, su una storia femminile, che viene dal basso e in basso rimane per consistere in quella moneta di scambio tra persone che è l’esperienza.  Il racconto del  libro “Mia madre è un fiume” di Donatella Di Pietrantonio redatto da Vittoria Gravina potrebbe essere sovrapponibile in questo modo a una cronaca orale di quelle in cui  la rielaborazione delle storie che sentiamo necessarie, potrebbe insegnare e accudire persone di tutte le età a volte in modo più soddisfacente delle argomentazioni serrate. Buona lettura.      


di Vittoria Gravina 

Vittoria Gravina
Vittoria Gravina

Per il primo intervento sulle scritture femminili nella letteratura contemporanea ho scelto un libro che possa far riflettere sul significato della parola conflitto. Nel romanzo di Donatella Di Pietrantonio Mia madre è un fiume, edito dalla casa editrice Elliot nel 2014, il conflitto riguarda una figlia che deve aiutare la madre a ricostruire la sua identità e la sua storia. Storia non facile da raccontare per via di quell’amore «andato storto da subito».

Dalle crepe aperte da questo conflitto apprendiamo così di come le due siano diverse, di come la figlia da piccola, ancora in fasce, piangesse per attirare l’attenzione della madre e di come quest’ultima continuasse a lavorare nei campi rassicurata proprio da quel pianto. Apprendiamo di come, crescendo, la figlia abbia sempre inseguito la madre credendo di poterla raggiungere solo la sera, nel letto, affondando il viso in quel fiume di capelli scuri, per scoprire poi che era già lontana, persa in un sonno privato senza che lei fosse riuscita, ancora una volta, a raggiungerla.

La figlia sognava che per la madre lei venisse prima del lavoro, del fieno e degli animali. Sognava che la madre disubbidisse, che facesse la partigiana. Invece tutto ciò che era riuscita ad avere dalla madre era solo la sua assenza.

Poi qualcosa nella figlia era mutato e a un tratto quella fame di madre si era trasformata nel suo contrario e l’aveva portata a immaginare di fare dei gesti, di dirle delle parole senza poi farlo mai. Atti immaginari che a poco a poco avevano costituito il senso di colpa per tutte quelle omissioni.

Vuoti, assenze e fratture accompagnano questa storia servendosi della scrittura come forma. A tratti secca come quel corpo che giorno dopo giorno la malattia guadagna, a tratti generosa, piena, quasi per compassione verso quella madre che è già lontana. Quella madre che nell’attesa di essere raggiunta per regolare i conti è già nascosta dalla malattia.

Per questo forse la madre è come un fiume, è come un fiore, è come una farfalla.

Inafferrabile.

E anche quando la figlia immagina che la madre sia come un albero, alto e carico di frutti, non ci sono appigli perché lei possa arrampicarsi e salire, e non le resta che saltare e aspettare che cada un frutto da cui possa salvare ciò che resta dal marcio.

La figlia negli anni aveva fatto della madre un pretesto, una causa e un motivo. Aveva imparato a chiamare con il nome della madre ogni ostacolo e ogni limite la vita le presentasse. Finché era arrivata a pensare che sarebbe potuta andare lì, a casa della madre, e sfogare su di lei tutte quelle aspettative tradite, quei vuoti e quei silenzi di cui aveva portato il segno. In fondo sarebbe stata una sofferenza effimera, il giorno dopo non se ne sarebbe ricordata… ma lei che persona sarebbe diventata? E forse, proprio come nella vita, tutto si riduce a questo.

Ci sono ferite che mai riusciremo a guarire, che mai, nemmeno con il passare del tempo, smetteranno di bruciare ma possiamo decidere che persone vogliamo essere e fare l’unica cosa che ancora possiamo: scegliere di sederci ed essere lì, pronte a raccontare.

Donatella Di Pietrantonio 

Donatella Di Pietrantonio
Donatella Di Pietrantonio

Mia madre è un fiume, Elliot Edizioni, 2011
Bella mia, Elliot Edizioni, 2013
L’Arminuta, Einaudi, 2017
Bella mia, Einaudi, 2018

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