Violenza sulle donne: cronaca e organizzazioni di Elisa Cavo

L’ultimo articolo di Elisa Cavo (classe II C) per Zer0nline  illustra alcuni casi di cronaca legati alle violenza sulle donne e offre un’utile guida orientativa sulle principali organizzazioni che si occupano di questa terribile piaga sociale. Complimenti ancora e grazie a Elisa per aver creato un documento così esaustivo, utile ed interessante e per avercelo proposto! 


Casi di cronaca

Nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114 le donne vittime di omicidio volontario. Un dato sconcertante che conferma l’andamento registrato nel 2016.
Sono centoquattordici donne con altrettante storie tutte diverse tra loro ma che, purtroppo, hanno avuto un epilogo comune: la morte per mano di un familiare o un ex partner. Donne uccise per la loro voglia di vivere, di sorridere, di conoscere il mondo o semplicemente per la voglia di essere amate davvero e non di essere “oggetto morboso” di un uomo. Tra i principali fatti di cronaca possiamo ricordare:

L’incredibile storia di Noemi
Una lite tra due famiglie e altrettanti adolescenti fragili, pieni di problemi e di “fantasmi”. Fantasmi che per Noemi Durini, 16 anni, originaria di Specchia, paesino in provincia di Lecce, hanno dato vita ad un incubo, senza fine, nella notte 3 settembre scorso. Il suo fidanzatino, un anno più grande di lei, in piena notte la contatta, la passa a prendere in auto, la porta in un posto isolato e, dopo una lite, la uccide a pietrate. Poi, nasconde il suo cadavere sotto un cumulo di pietre di un muretto a secco in località San Giuseppe di Castrignano del Capo, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca. Il ragazzo, dopo 12 giorni dall’omicidio non riesce a reggere la tensione e confessa. Oggi è accusato di omicidio volontario e con lui il padre, indagato per concorso in omicidio. In base alle prime indagini sarebbe stato l’uomo ad aiutare il figlio a nascondere il corpo o quantomeno a occultare le prove. Il ragazzo era un tipo conosciuto come violento. Era già in cura al Sert per uso di droghe leggere, aveva subito tre trattamenti sanitari obbligatori in un anno e aveva qualche guaio con la giustizia.
L’assassino incastrato dal figlio della vittima
Lo ha incastrato il figlio. Lo sfogo di un bambino di 10 anni, a sei mesi di distanza dall’omicidio della mamma, incastra l’assassino. “Papà e mamma litigavano, lui la picchiava, è stato lui…”. Laura Pirri, assassinata a marzo, può essere orgogliosa del suo bambino. È stato lui a renderle giustizia in uno sfogo fatto alla nonna. 32 anni, di Rosolini, la donna era morta devastata da gravissime ustioni sul 40 per cento del corpo, causate dall’esplosione di una bombola di gas in casa. Ad ucciderla il compagno, Sebastiano Iemmolo, arrestato dalla Squadra mobile di Siracusa dopo le parole del piccolo. Il movente dell’orribile femminicidio? Una banale lite per venti euro. L’uomo chiedeva i soldi alla compagna che glieli avrebbe rifiutati. Per sei mesi questo femminicidio è rimasto catalogato come semplice incidente domestico.
La storia di Renata
La pittrice Renata Rapposelli, scomparsa in Abruzzo, è stata ritrovata morta sulla sponda del fiume Chienti, vicino Tolentino, nelle Marche. Chi è stato ad uccidere la donna e ad occultarne il cadavere in mezzo alla boscaglia con la speranza che la vegetazione e gli animali, potessero cancellarne le tracce?
Per il suo omicidio, ad oggi, sono indagati il marito e il figlio Simone con il quale lei ha sempre avuto un pessimo rapporto. La donna, molto religiosa, fin da quando Simone era bambino, lo credeva posseduto dal demonio. Spesso, in base a quanto dichiarato dal figlio, lo sottoponeva a riti di purificazione con secchiate di acqua benedetta gelata lanciate addosso, in piena notte, mentre lui stava dormendo.
Il giorno della sua scomparsa, la donna, separata dal marito, sarebbe andata a trovare proprio il figlio che non stava bene. Ma non ha fatto più rientro a casa e il suo cadavere è stato ritrovato dopo quasi due settimane dalla sua scomparsa.
L’incontro fatale nella chat di incontri
Tiziana Pavani, 55 anni, invece, aveva conosciuto il suo assassino su una chat di incontri quattro anni prima. Tra di loro nasce una relazione saltuaria fatta di incontri di sesso e, per lui, anche di droga: cocaina. La storia tra Tiziana e il suo assassino è continuata fino al 12 gennaio scorso quando Luca Raimondo Marcarelli, 33enne, impugna una bottiglia di vetro piena e comincia a colpire in testa Tiziana mentre quest’ultima stava dormendo. Poi, prima di uscire dall’abitazione, l’uomo apre il gas del piano cottura perché vuole cancellare le prove dell’omicidio incendiando la casa.
“Il mio cervello in quel momento era completamente in pappa per la cocaina”, ha dichiarato lui ai magistrati, “Mi è venuto un attimo di schizzo”. Luca Raimondo Marcarelli è stato condannato a 20 anni con rito abbreviato.
Ha vagato con il suo cadavere
Ha ucciso la fidanzata, poi ha vagato tutta la notte con il corppo di Nadia sul sedile del passeggero. Appena ha iniziato ad albeggiare, si è presentato al comando della polizia stradale di Palmanova, in provincia di Udine, per costituirsi: il cadavere era sempre al suo fianco. È finita così la storia tra Francesco Mazzega, 34 anni, di Spilimbergo, e una ragazza di 21, Nadia Orlando, residente a Dignano. I due erano colleghi di lavoro nell’azienda, dipendenti entrambi della ‘Lima’ di San Daniele del Friuli (Udine), una ditta specializzata in protesi ortopediche. Ma perché l’ha uccisa? È ancora un mistero.

Movimenti sociali contro la violenza sulle donne:

A livello mondiale questo fenomeno ha portato alla nascita di vari movimento e alla creazione di molteplici associazioni e fondazioni per la causa. Tra queste citiamo le principali:

ME TOO. Il movimento Me Too (noto anche come “#MeToo”, con alternative diciture in altre lingue) è un movimento di matrice femminista che verte contro le molestie e le violenze contro le donne, che si diffuse in modo virale a partire dall’ottobre 2017 come hashtag usato sui social media per aiutare a dimostrare la diffusa prevalenza di violenza sessuale e molestie, soprattutto sul posto di lavoro, subita dalle donne, dopo le rivelazioni pubbliche di accuse di violenza sessuale contro Harvey Weinstein.
L’espressione Me Too è stata usata per la prima volta in questo contesto da Tarana Burke nel 2006 ed è stata resa popolare da Alyssa Milano quando ha incoraggiato le donne a usarla su Twitter per “dare alle persone un’idea della grandezza del problema”.Diverse celebrità del mondo dello spettacolo hanno dichiarato molte storie di violenza sessuale come Gwyneth Paltrow, Ashley Judd, Jennifer Lawrence e Uma Thurman. Il movimento è stato premiato dal Time come “persona dell’anno” nell’ambito della classifica che fa il giornale statunitense.

TIME’S UP. Time’s Up è un’organizzazione a difesa delle vittime di molestie sessuali, fondata il 1º gennaio 2018 da diverse celebrità hollywoodiane, nata in risposta al caso Harvey Weinstein e al movimento Me Too. A novembre del 2017, la Alianza Nacional de Campesinas scrisse una lettera di solidarietà alle donne del panorama holliwoodiano che si sono esposte denunciando abusi sessuali subiti dal produttore Harvey Weinstein In parte in risposta, Time’s Up fu annunciato sul New York Times il 1º gennaio 2018. L’annuncio citò la lettera di supporto dell’Alianza Nacional de Campesinas, il desiderio di sostenere donne, uomini, persone di colore e la comunità di LGBT che hanno meno accesso alle piattaforme social e dei fondi per sensibilizzare riguardo alle violenze. Dalla fondazione dell’organizzazione, sono state annunciate le seguenti iniziative:
• Un fondo per difese legali di 13 milioni di dollari, amministrato dal National Women’s Law Center, un’organizzazione no-profit che ha come scopo l’emancipazione femminile, per sostenere donne con basso reddito a ottenere giustizia a fronte di molestie sessuali e violenze sul posto di lavoro.
• Sostegno nell’istituzione di norme per sanzionare le imprese che tollerano molestie persistenti.
• Un movimento per raggiungere la parità di genere nelle case di produzione e nelle agenzie di spettacolo.
• Invito alle donne che saliranno sul red carpet ai 75esimi Golden Globe, di vestire in nero per denunciare molestie e abusi.

DOPPIA DIFESA. Fondazione Doppia Difesa Onlus nasce, nel 2007, dalla volontà di due donne, Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, di aiutare coloro – donne in particolare – che hanno subito discriminazioni, violenze e abusi ma non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia, perché vivono nel più totale isolamento ideologico e sociale, nel silenzio e nell’indifferenza generali che portano, assai spesso, a non essere per nulla consapevoli del proprio status di vittime. La Fondazione svolge la sua attività su un duplice binario, psicologico e giuridico, credendo anche nella necessità della sensibilizzazione, perché la violenza contro le donne è una conseguenza delle discriminazioni di cui sono vittime, in casa e sul posto di lavoro: potrà essere sconfitta soltanto quando uomini e donne saranno realmente uguali, con i medesimi diritti, i medesimi doveri, le medesime possibilità. In un’ottica di prevenzione, opera poi per sensibilizzare l’opinione pubblica: la cultura, la diffusione di valori quali il rispetto e l’eguaglianza, è l’arma più efficace per combattere la violenza. Più esattamente, la Onlus persegue, come da Statuto, finalità d’interesse sociale, offrendo sostegno e tutela alle vittime di discriminazioni, abusi e violenze, secondo le necessità rappresentate nelle richieste di aiuto che pervengono tramite e-mail, lettera o telefonata presso la sede in Roma

TELEFONO ROSA. Il centralino telefonico del “Telefono Rosa” è attivo tutti i giorni, H24. Ad esso rispondono le volontarie, tutte esperte nell’ascolto e nell’accoglienza delle donne vittime di violenza, anche grazie alla frequenza di diversi corsi di formazione organizzati dall’Associazione. Per ogni donna esse compilano, in
forma anonima, una scheda dettagliata con tutte le informazioni in merito alla vittima, a quanto subìto, agli interventi già richiesti (Pronto Soccorso, Forze dell’Ordine, etc.) ed alle informazioni sull’autore della violenza (età, ruolo nella vita della vittima, abuso di sostanze, etc.). Le schede, così compilate, permettono al “Telefono Rosa” di costituire un vero e proprio osservatorio sulla violenza, monitorando così i cambiamenti nel tempo di questo fenomeno. Ogni anno, viene pubblicata la ricerca “Le voci segrete della violenza”, elaborata in collaborazione con la SWG di Trieste. Durante ogni turno, è presente una legale, civilista o penalista, di provata e ventennale esperienza.

LAWA. Il Latin American Women’s Aid Refuge, noto anche con l’acronimo di LAWA, è una charity fondata 27 anni fa del Regno Unito che si occupa di supportare nello specifico la minoranza di donne e bambini provenienti dall’America Latina o di altre etnie che hanno avuto esperienza di violenza domestica. Lo scopo dell’organizzazione è quello di dare loro l’opportunità di
ricominciare una nuova vita andando a ricoprire un ruolo attivo nella comunità

SPOTLIGHT INITIATIVE. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno lanciato la loro iniziativa congiunta globale volta a eliminare tutte le forme di violenza contro donne e ragazze in occasione di un evento di alto livello che si svolgerà in margine ai lavori della 72a sessione dell’Assemblea Generale.
Legittimata dal loro ruolo di paladini della tutela femminile e sostenuta da un solido stanziamento finanziario di 500 milioni di euro, la collaborazione si concentrerà in aree quali il traffico di donne e ragazze; lo sfruttamento sessuale ed economico; la violenza di genere; i femminicidi.

 

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