La violenza sulle donne di Elisa Cavo

Mentre siamo alle correzioni finali del cartaceo Zer0Magazine 2018, e presto saremo in grado di rendere nota la data dell’evento pubblico di presentazione del nostro giornale, siamo lieti di poter continuare la pubblicazione dell’intenso lavoro di ricerca di Elisa Cavo. Il focus questa volta è sul problema più grave che riguarda la sfera femminile, quello della violenza. Buona lettura.   


Queste donne hanno dei nomi, parlavano, lavoravano, studiavano, e non possono rimanere nell’ombra, nessuno può girare la testa dall’altra parte


scarpe-rosse_1_scale_600x300Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Questi dati sono sotto gli occhi di tutti e si possono verificare anche solo aprendo le pagine di cronaca dei quotidiani, o ascoltando la tv. Le violenze o gli omicidi sono commessi dai familiari, mariti e padri, amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.
È solo una questione privata, una questione di rapporto uomo-donna che si consuma drammaticamente tra le mura domestiche oppure riguarda la coscienza di tutti?
È stata persino istituita una giornata mondiale contro la violenza sulle donne, proprio per non dimenticare.
Purtroppo il numero di queste violenze non è diminuito, anzi è un fenomeno sociale allarmante secondo i dati a disposizione. La situazione in Italia è alquanto preoccupante, perchè sono ancora molte, troppe, le vittime di violenza. A proposito di questo è giunto un monito da parte di Rashida Manjoo, ex commissario parlamentare della Commissione sulla parità di genere in Sud Africa, che denuncia una situazione nota per l’Italia, dove le leggi tardano a concretizzarsi. Si chiede espressamente una legge specifica per evitare la violenza contro le donne, si chiede di finanziare case rifugio e centri antiviolenza e in particolar modo, prevenire la violenza, la protezione delle vittime e favorire la condanna dei colpevoli.
Il rapporto di Rashida Manjoo mette in evidenza l’incapacità di rispondere con strumenti adeguati a proteggere le vittime. Ci sono alcuni provvedimenti, ma non sono sufficienti.  Ad esempio nel 2013 è stato approvato un provvedimento contro la violenza, che prevede:

  • Pene più severe nei casi di minori/gravidanza/coniuge
  • Arresto obbligatorio in flagranza per reati come il maltrattamento femminile e stalking
  • Allontanamento del coniuge violento
  • Permesso di soggiorno alle vittime straniere
  • Vittime informate sull’iter giudiziario

L’attualità ha però purtroppo portato termini come “femminicidio” e “violenza sulle donne” ad entrare nel lessico comune. I fatti parlano chiaro perché ancora oggi pare non diminuire il numero delle vittime di violenza. Morire per mano di un uomo che si conosce, si ama, con cui si convive, è la prima causa di morte per le donne! Sembra un’assurdità, invece è proprio un dato ufficiale del Panos Institute di Londra.
Queste donne hanno dei nomi, parlavano, lavoravano, studiavano, e non possono rimanere nell’ombra, nessuno può girare la testa dall’altra parte. In attesa che lo Stato faccia la sua parte, tutti noi possiamo, anzi dobbiamo impegnarci, per sradicare i taboo, per educare al rispetto e al coraggio, per emanciparci da una cultura ancora oggi fin troppo maschilista.

 

 

 

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