Le donne nella società I parte. Elisa Cavo

Riceviamo con vivo piacere per Zer0Magazine online e pubblichiamo a partire da oggi con cadenza settimanale, un interessante e assai vasto lavoro di ricerca intitolato Le donne nella società: una storia di discriminazione e violenza. L’autrice è Elisa Cavo, classe II sezione C. Il testo ci perviene grazie all’interessamento della mamma di Elisa, signora Elisabetta Giustozzi e della professoressa Rosalba Longo, promotrice della ricerca. Continua la proposta autonoma di testi di formato anticonvenzionale per Zer0Magazine. In questo caso di notevole impatto il formato concepito da Elisa Cavo come un pieghevole informativo sulla condizione femminile. Buona lettura!


Madri, mogli, lavoratrici. Quadro storico

La società è abituata a vedere le donne un po’ dappertutto, ma molti non si capacitano di vederle in certi ruoli ritenuti più adatti agli uomini

Stop Violence (1)La donna nella storia, dal medioevo fino ad ora, ha avuto una continua emancipazione e a seconda del periodo ruoli differenti ed una diversa considerazione


• Nella società medioevale gli unici ruoli che poteva svolgere erano i lavori domestici e nei campi.

• Nei primi decenni dell’Ottocento incominciò ad entrare nell’ambito lavorativo della fabbrica, anche se non poteva ancora avere un’istruzione che le garantisse una reale parità con l’uomo.

• Alla fine dell’Ottocento lo sviluppo della società modificò i modi di vivere, le professioni e le esigenze tradizionali. Le donne incominciarono ad avere maggior autonomia. Alcune donne della storia accedono all’istruzione superiore ed entrano a fare parte del corpo docente. Altre donne, a più bassi livelli sociali, lavorano negli ospedali come infermiere, negli uffici pubblici come dattilografe e segretarie, nei negozi come commesse, nelle fabbriche come operaie. Tuttavia erano retribuite meno degli uomini e fortemente discriminate. Era ancora diffusa l’idea che il ruolo della donna fosse quello della casalinga dedita alla cura della casa, del marito e dei figli. La società, sebbene fosse cambiata velocemente, restava maschilista.

• Nel 1890 nascono negli Stati Uniti le prime associazioni femminili, che lottano per ottenere il diritto di voto e la possibilità di partecipare alla vita politica. Il loro esempio viene seguito anche in Gran Bretagna nel primo decennio del ‘900. Venivano chiamate suffragette e la loro richiesta principale era il suffragio universale.

• La prima guerra mondiale è stata un potente acceleratore dell’ingresso delle donne nel mondo del lavoro. Infatti, nei paesi impegnati nel conflitto, le donne sostituiscono per quattro anni gli uomini partiti per il fronte in tutte le professioni, comprese quelle più faticose. Le donne, anche quelle appartenenti ai ceti medi, incominciano a diventare quadri tecnici nelle imprese, rappresentanti di commercio, conduttrici di tram, garzoni nei caffè.

• Dopo la prima guerra mondiale, in 21 nazioni fu concesso il diritto di voto alle donne. Nonostante questo, la parità con gli uomini era ancora lontana. Negli stessi anni la condizione delle donne peggiorò in Italia, in Spagna e in Germania, perché il fascismo e il nazionalismo ripresero molti aspetti della cultura maschilista e antifemminista. Il fascismo volle occuparsi anche della costruzione del tipo di donna ideale, che era comunque un essere in stato di inferiorità. Il regime fascista fu soprattutto “virile”, maschilista: le manifestazioni culturali dell’epoca straripavano di un universo dominato dagli uomini. Secondo questa società la donna ideale doveva essere: “Custode della casa e degli affetti, incitatrice alle nobili imprese, consolatrice nel dolore, madre dei nostri figli”.

• Attualmente le donne che lavorano sono molte di più che in passato, tuttavia si muovono in un mondo del lavoro che non è ancora pienamente favorevole alla loro presenza, soprattutto nei luoghi di responsabilità e di potere. La società è abituata a vedere le donne un po’ dappertutto, ma molti non si capacitano di vederle in certi ruoli ritenuti più adatti agli uomini.

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