Zer0Magazine psicologia: corpo e relazioni

Proponiamo l’articolo che la dott.ssa Marta Paniccia ha scritto per zer0Magazine in occasione della giornata mondiale per i Disturbi Alimentari. Marta Paniccia collabora a zer0Magazine ed è psicoterapeuta sistemico relazionale presso il Centro Libellula. Leggi tutto lo sfogliabile di Zer0Magazine 2017

Un corpo perfetto per gustare la vita

Marta Paniccia, psicoterapeuta

Gli ingredienti di un disturbo alimentare sono relazioni il cui sapore dominante è quello della compiacenza, sono la cultura della competizione, del controllo, dell’approvazione estetica e della perfezione che pesano, questi sì davvero troppo, su una personalità in formazione


“Ma questa bambola ha gli occhi scuri come i miei!” Lo stupore felice di una bambina di 5 anni nel vedersi rispecchiata in una bambola simile a lei (le altre bambole hanno tutte gli occhi chiari e i capelli piuttosto lisci) mi ha ricordato le parole di Misty Copeland, la Prima Ballerina dell’ABT (American Ballet Theatre di New York), che nel suo libro illustrato Firebird scrive per incoraggiare le ragazze a credere in se stesse: “quando guardavo i libri sul balletto io non vedevo me stessa. Vedevo l’immagine di quello che una ballerina sarebbe dovuta essere e non ero io, così scura e con i riccioli attorno al viso. Io avevo bisogno di trovare anche ME. In questo libro ci siamo io e te. Voglio allargare l’idea della bellezza e dell’arte”.

Misty Copeland

Misty Copeland fotografata da Christina Lessa

Misty Copeland ne sa qualcosa di cosa significa non essere considerata fisicamente “adatta”: è stata rifiutata più volte nelle accademie di danza perché troppo vecchia per studiare danza classica (ha iniziato a 13 anni), troppo formosa, priva dei piedi “giusti” e troppo muscolosa. È afroamericana quindi forse non è “adatta” all’immagine della ballerina in tutù bianco e piume. Nel 2015 Misty Copeland ha ballato ne Il lago dei cigni come Prima Ballerina afroamericana in 75 anni di vita dell’ABT e ad oggi è una stella della danza, invitata su tutti i palcoscenici del mondo.

Il corpo di bambini e bambine è oggetto costante di valutazioni, misurazioni e pesature fin da quando nascono, neanche dovessero partecipare a un mondiale di boxe (dove un kilo di differenza può farti trovare davanti a un avversario che pesa 10 kg più di te, tutti di muscoli). Oppure c’è un mondiale in corso e non ce ne siamo accorti. Una sorta di qualifica per il campionato intergalattico di perfezione, in cui non importa più nemmeno a cosa serve un corpo, cosa ci si fa con un corpo, cosa prova un corpo. Il corpo è sensibilità e potrebbe essere usato per esprimere ciò che si sente.

Ci sono bambine che sanno contare le calorie a 7-8 anni: diventeranno delle matematiche? Davvero ci sembra normale che lo sport sia fatto per “dimagrire” e “tenersi in forma” anche da ragazzine in perfetta salute e non sia fatto principalmente per divertirsi, per imparare, per stare bene? La prima persona a credere nelle capacità di Misty fu un’insegnate che notò quel fuoco di gioia nel muoversi. Non pensò “è nera e non ballerà mai il ruolo di Odette nel Lago dei Cigni, non ne vale la pena”, pensò solo “questa ragazza ha talento”. E Misty, ballando, si sentiva sicura di sé e felice, come in nessun’altra esperienza. Forse potremmo tutti preoccuparci meno dell’ossessivo invito a mangiare “sano” e potremmo preoccuparci dell’appetito per la vita e nutrirlo.

Edgar Degas

“Piccola danzatrice di quattordici anni” è un modello in cera realizzato dal pittore Edgar Degas dal quale sono poi state eseguite varie sculture bronzee.

Anche della possibilità di scegliere in base alla passione e non in base alle possibilità di “carriera” in una certa disciplina: se non sei alto ti può piacere lo stesso giocare a Basket non è detto che ogni bambino voglia diventare professionista. Ragazzi e ragazze potrebbero, nello sport o nella danza, scoprirsi nel senso di trovare chi sono, non solo mostrarsi. Non è la danza a causare i disturbi alimentari ma è vero che le ballerine hanno un rischio da 3 a 6 volte superiore di sviluppare un rapporto distorto e infelice con il loro corpo, complici insegnanti poco attenti alla psicologia degli adolescenti, ambiente fortemente competitivo e pressante, ideali di perfezione applicati anche in ambito amatoriale.

Il rischio riguarda anche la ginnastica, l’atletica leggera, il pattinaggio: “così ci si ammazza di allenamento” per compensare una fetta di torta o un gelato, oppure si digiuna euforizzati dall’iniziale adrenalina, ci si scambiano dritte sugli integratori per sostituire i pasti, sui lassativi e su come basti “uno yoghurt e una mela”, in una gara a chi è più “adatta” all’immagine stereotipata di riferimento. Gli ingredienti di un disturbo alimentare sono relazioni il cui sapore dominante è quello della compiacenza, sono la cultura della competizione, del controllo, dell’approvazione estetica e della perfezione che pesano, questi sì davvero troppo, su una personalità in formazione.

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