Cultura della salute: Insieme e in terapia: l’occasione della crisi per entrare davvero in contatto

profilo (800x596)Noi non cesseremo l’esplorazione

E la fine di tutte le nostre ricerche

Sarà di giungere là dove siamo partiti,

E conoscere il luogo per la prima volta. T.S. Eliot

Marta Paniccia è psicologa psicoterapeuta presso il Centro Libellula. Tra le organizzatrici, con Lisa Micheletti e Giovanna Paoletti,  del progetto Modus Vivendi 2015, sabato 9 aprile alle 17,00  ne terrà il terzo incontro:
Pelle a pelle: emozioni, contatto e comunicazione, dalla vita intrauterina alla vita di coppia

La crisi come occasione

di Marta Paniccia

“Molto spesso l’unione di coppia è portatrice di una magica intuizione su quanto l’altro possa essere il compagno di viaggio con cui raggiungere il proprio Sé autentico”

Le terapie di coppia rappresentano attualmente una gran parte del lavoro di un terapeuta familiare. La crescente domanda di aiuto potrebbe far pensare ad una consapevolezza dell’importante funzione che oggi svolge la coppia nella società e quindi dell’opportunità di cercare un sostegno nelle sfide contemporanee: la creazione di un legame autentico e solido in una cultura dell’affettività sempre più “liquida”, la costruzione dell’intimità all’interno di confini sociali indefiniti e diffusi, il passaggio o meno alla genitorialità.

Eppure le coppie tendono ad arrivare in terapia quando ormai “è l’ultima spiaggia” e sulla riva della relazione si trovano sentimenti frantumati, delusione, violenza e la conflittualità tra i partner ha raggiunto livelli molto elevati di ostilità.

Forse l’idealizzazione del legame di coppia ostacola una domanda di terapia più tempestiva, quando la tensione e i problemi nella coppia avrebbero in sé anche tutta la dimensione vitale e dinamica della crisi: si arriva in terapia dopo un lungo logorio perché si teme il giudizio esterno (in primis delle famiglie di origine ma sovente anche degli amici) per cui spesso si viene in terapia “in segreto”), si fatica ad aprirsi su tematiche relative alla sessualità o alla presenza di comportamenti violenti seguendo il vecchio detto per cui “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

Una delle cose che più si teme dell’andare in terapia, però, è proprio la sua più grande opportunità, ossia quella di entrare in contatto emotivo profondo con l’altro e con se stessi. L’ombra della vergogna sui problemi della coppia svela come, ben al di là della “facilità” o “brevità” delle strade che potrebbero portare allo scioglimento del legame (matrimonio o convivenza che sia), portare alla luce una crisi o un fallimento della presunta/pretesa “armonia” è per gli individui un compito su cui pesano pregiudizi, difese rigide, ruoli stereotipati, miti e tabù.

In terapia, invece, nonostante la crisi si viene insieme; nonostante si dichiarino le proprie difficoltà ai terapeuti, al partner e soprattutto a se stessi, al di là delle parole e degli eccessi verbosi con cui si dettagliano i contenuti dei conflitti, si testimonia che ancora si è con l’altro; nonostante il desiderio di lasciar perdere possa prevalere, si evidenzia con la presenza congiunta, l’impegno ad affrontare e a non evadere.

Insieme, proprio grazie all’altro che “fa soffrire” si può uscire dalla trappola dell’autoinganno: a volte nei conflitti di coppia l’individuo nasconde i propri problemi irrisolti legati al rapporto con la famiglia di origine, alla mancata definizione di sé, a precedenti fallimenti e in terapia si riesce a elaborare una “raccolta differenziata” in cui capire cosa ha valore per l’Io e cosa per il Noi, ed arrivare a decidere insieme cosa lasciare e cosa tenere. Molto spesso l’unione di coppia è portatrice di una magica intuizione su quanto l’altro possa essere il compagno di viaggio con cui raggiungere il proprio Sé autentico e nel percorso di terapia è possibile recuperare quell’intuizione ma diventare protagonisti del proprio cambiamento.

Il terapeuta o la coppia di terapeuti rappresentano un terzo che stimola la dimensione di intimità diadica della coppia ma a volte le coppie arrivano in terapia profondamente ferite e dilaniate a causa di un terzo: il tema del tradimento è certamente al centro di molte domande di terapia. In questi casi, si possono aiutare i partner a varcare “realmente” la soglia della camera da letto per guardare quante sono le presenze che hanno invaso il talamo: gli amanti, il lavoro, i figli, le famiglie di origine. Allora il tradimento può diventare l’incidente evolutivo attraverso il quale disegnare nuovi confini di coppia.

Lo spazio di terapia come luogo di autenticità costituisce il teatro nel quale si può far calare il sipario su quei circoli di protettività tra partner per cui non ci si dice più cosa si prova realmente, cosa realmente si pensa di sé e dell’altro per evitare il conflitto e di restare da soli, salvo poi ritrovarsi due individui mascherati, incapaci di toccarsi ma anche di guardarsi allo specchio. In terapia può finire la farsa e la coppia può formare un legame rinnovato, in cui nell’unione gli individui traggono energie creative per stare nelle loro vite.

Ma entrare in contatto emotivo profondo può anche voler dire capire che è giunto il momento di separarsi. La terapia allora diventa il luogo in cui si possono elaborare gli aspetti di perdita, le ostilità, il fallimento per mettere le basi di una nuova individualizzazione.

L’accompagnamento verso una separazione può anche essere d’aiuto nel mantenere un amorevole legame nel “Noi genitoriale” che può anche trovarsi rinsaldato, una volta che sul terreno della relazione non si gioca più la partita della coppia.

Nella stanza di terapia entra anche la dimensione sociale: la coppia contemporanea può trovarsi schiacciata tra figli che non escono di casa e genitori che vi entrano (o come supporto nella gestione della famiglia o come difficoltà dovute alla vecchiaia), riducendo così intimità, autonomia e progettualità. In terapia, anche attraverso la convocazione delle famiglie, si possono muovere gli equilibri tra separazione e appartenenza, ci si può comprendere maggiormente attraverso una nuova visione della storia evolutiva del partner, si può recuperare una disponibilità al cambiamento necessaria al superamento dell’essere una coppia “sandwich” tra le generazioni.

La terapia di coppia, quindi, rappresenta una sfida molto complessa per i partner ma anche un’occasione unica di poter uscire dalle trappole di una relazione che si va inaridendo o inasprendo, recuperando così nella sfida della relazione la dimensione di creatività che essa rappresenta per l’individuo.

Bibliografia Andolfi M., Angelo C., D’Atena P., La terapia narrata dalle famiglie, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001. Andolfi M., (a cura di), La crisi della coppia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1999. Bowen M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma, 1979. Minuchin S., Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, Roma, 1976. Scabini E., Cigoli V., Il famigliare. Legami, simboli e transizioni, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000.

Annunci
Tagged with: , , , , , , , , , , , , , ,
Pubblicato su Cultura della salute, LIBELLULA MAGAZINE, Modus Vivendi, psicologia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Inserisci la tua email

Segui assieme ad altri 1.128 follower

IMG_6300 (534x800)
CENTRO LIBELLULA
0698267808 - 3332045759
per appuntamento
Follow Centro Libellula Morlupo on WordPress.com

Questo slideshow richiede JavaScript.

fl
da noi è così!
Seguici su Twitter
Articoli più letti
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: