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"Quando un libro di poe­sie ha la potenza di diven­tare pro­getto etico e sociale, signi­fica che ciò che è stato messo in cir­colo è altret­tanto potente. È que­sto che è suc­cesso intorno alla prima tra­du­zione ita­liana del libro di Aino Suhola, poeta e figura di spicco della cul­tura finlandese. (...) Il rea­li­smo asciutto di Aino Suhola, donna polie­drica e dagli inte­ressi ver­sa­tili, ha con­qui­stato migliaia di let­tori e let­trici e non è dif­fi­cile imma­gi­narne la ragione. I temi toc­cati in Amami per ren­dermi forte con­fer­mano infatti l’enorme risorsa insita nella lin­gua poe­tica quando, libera da orpelli e lezio­sità, punta dritta all’osso. Non per fare appa­rire ciò che ci cir­conda più scarno di quel che è, al con­tra­rio per sot­to­li­nearne la forza poli­tica ed etica della nomi­na­zione. Suhola si immerge nelle trame del dolore sociale con una par­te­ci­pa­zione secca, decisa e affatto pietistica"

“Quando un libro di poe­sie ha la potenza di diven­tare pro­getto etico e sociale, signi­fica che ciò che è stato messo in cir­colo è altret­tanto potente. È que­sto che è suc­cesso intorno alla prima tra­du­zione ita­liana del libro di Aino Suhola, poeta e figura di spicco della cul­tura finlandese. (…) Il rea­li­smo asciutto di Aino Suhola, donna polie­drica e dagli inte­ressi ver­sa­tili, ha con­qui­stato migliaia di let­tori e let­trici e non è dif­fi­cile imma­gi­narne la ragione. I temi toc­cati in Amami per ren­dermi forte con­fer­mano infatti l’enorme risorsa insita nella lin­gua poe­tica quando, libera da orpelli e lezio­sità, punta dritta all’osso. Non per fare appa­rire ciò che ci cir­conda più scarno di quel che è, al con­tra­rio per sot­to­li­nearne la forza poli­tica ed etica della nomi­na­zione. Suhola si immerge nelle trame del dolore sociale con una par­te­ci­pa­zione secca, decisa e affatto pietistica”

Luce Irigaray, Hanna Arendt, Jane Austen, Charlotte Bronte, Rosi Braidotti, Virgina Woolf, Maria Zambrano, Judith Butler, Adriana Cavarero, Teresa D’Avila, Elena Ferrante, Anna Maria Ortese, Julia Kristeva, Sylvia Plath, Luisa Muraro, Carla Lonzi … e molte altre … questa storia speciale impone, categorica e chiara, di fare proprio come le sue eroine. Spalancare le finestre per una boccata d’aria, liberare una leggerezza arguta, formulare segreti felici e sciagurati, affannarsi intorno ai buchi del linguaggio, individuare espressioni inedite per individuare cose consuete e cose sorprendenti, cavalcare l’onda perfetta per surfare alla grande, farsi beffa delle regole del gioco. E dare vita a un ordine differente.

Luce Irigaray, Hanna Arendt, Jane Austen, Charlotte Bronte, Rosi Braidotti, Virgina Woolf, Maria Zambrano, Judith Butler, Adriana Cavarero, Teresa D’Avila, Elena Ferrante, Anna Maria Ortese, Julia Kristeva, Sylvia Plath, Luisa Muraro, Carla Lonzi … e molte altre … questa storia speciale impone, categorica e chiara, di fare proprio come le sue eroine. Spalancare le finestre per una boccata d’aria, liberare una leggerezza arguta, formulare segreti felici e sciagurati, affannarsi intorno ai buchi del linguaggio, individuare espressioni inedite per individuare cose consuete e cose sorprendenti, cavalcare l’onda perfetta per surfare alla grande, farsi beffa delle regole del gioco. E dare vita a un ordine differente.

"A che serve negarlo? Io e voi corriamo tutti a perdifiato uno dietro l’altro, ignorandoci bellamente, senza imparare un granché che dagli errori e dalle cantonate clamorose. Perché non facciamo che correre e, qualche volta, fermarci. Allora guardiamo a terra e scuotiamo la testa, e lo faremo fino a quando non avremo trovato il punto in cui è indicata l’esatta distanza, che sarà come sempre: né troppo vicino né troppo lontano."

“A che serve negarlo? Io e voi corriamo tutti a perdifiato uno dietro l’altro, ignorandoci bellamente, senza imparare un granché che dagli errori e dalle cantonate clamorose. Perché non facciamo che correre e, qualche volta, fermarci. Allora guardiamo a terra e scuotiamo la testa, e lo faremo fino a quando non avremo trovato il punto in cui è indicata l’esatta distanza, che sarà come sempre: né troppo vicino né troppo lontano.”

“Bisogna sempre provare a pensare quello che non si è ancora pensato”, mettere al mondo una novità, produrre un cambiamento inatteso. Perché il proposito delle Madres de Plaza de Mayo non si risolveva semplicemente determinando una presenza scomoda per il piano dittatoriale. Esaltare la vita mentre tutti parlavano di morte e mettere in gioco la maternità: questo sì, apriva un nuovo orizzonte simbolico in cui la perdita, il vuoto, non veniva elaborato ma, imprevedibilmente, convertito nello spazio accogliente di un agire radicalmente trasformativo. E proprio qui, varcato il confine tra quotidianità e politica, accadeva l’imprevisto.

“Bisogna sempre provare a pensare quello che non si è ancora pensato”, mettere al mondo una novità, produrre un cambiamento inatteso. Perché il proposito delle Madres de Plaza de Mayo non si risolveva semplicemente determinando una presenza scomoda per il piano dittatoriale. Esaltare la vita mentre tutti parlavano di morte e mettere in gioco la maternità: questo sì, apriva un nuovo orizzonte simbolico in cui la perdita, il vuoto, non veniva elaborato ma, imprevedibilmente, convertito nello spazio accogliente di un agire radicalmente trasformativo. E proprio qui, varcato il confine tra quotidianità e politica, accadeva l’imprevisto.

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